domenica 16 luglio 2017

262. EMOZIONI RAREFATTE


-C'è già qualcuna che ti piace?
-Forse sì.
-E tu piaci a lei?
-Boh!
-Non lo sai? Non glielo hai chiesto?
-Certo che no, mica siamo bambini?
-Magari lo fossimo! Senza filtri, senza convenzioni, più spontanei e veri. Mi piaci, punto. Te lo faccio capire, o te lo dico proprio, punto. Mi vuoi? No, punto. Sì, evviva. Questo è. Facile, no?
-No, per niente. 
-No?
-No, perché siamo adulti ed abbiamo imparato ad aspettare, abbiamo capito che ciò che ci piace subito, smette di piacerci ancor prima, quel che invece impariamo ad amare piano ha un valore maggiore e dura di più. Abbiamo capito che non c'è niente di più massacrante e riconoscente dell'attesa. Niente di più impegnativo ed estenuante di un lungo percorso temporale, che alla fine però  porta sempre ad un traguardo, sia esso l'abbandono definitivo di un'idea o la sua brillante realizzazione. La lentezza, mia cara, quello dovremmo imparare dai bambini, dedicare il giusto tempo alle cose: il più possibile a ciò che ci piace e ci fa bene, il meno possibile a ciò che non ci piace ed è nocivo.
-Quindi, i bambini sono così bravi perché non hanno la cognizione del tempo? Perchè sanno già che il tempo è un concetto relativo? Sembrerebbe un paradosso: loro che hanno tutto il tempo davanti non aspettano, sono sempre impazienti, non sanno cosa sia l'attesa, gli adulti, che di tempo ne hanno meno, imparano ad aspettare, hanno desiderio di rallentare.
-E sì, perché i bambini possono rischiare, sbagliare e riprovare, possono giocarsi un numero elevato di chance, gli adulti no, sanno di avere molte meno chance, ma soprattutto, non hanno più la voglia e l'incoscienza di tentare, di lanciarsi e rischiare. Gli adulti hanno tanta paura di fallire, devono ponderare ogni scelta, perché sanno che non incontreranno più tante occasioni per poter scegliere. Ma tutto questo desiderio di lentezza, tutta questa voglia di aspettare, viene annullata quando si è davanti all'amore, e allora non c'è prudenza che tenga.
-Quindi stai dicendo che questa tipa ti piace, ma non abbastanza da far crollare ogni barriera, da farti diventare 'imprudente'?
-Può darsi. 
-O ti piace talmente tanto che ti spaventa? Ti piace al punto che hai paura di perderla, ancor prima di averla? E vorresti che l'attesa durasse per sempre, che l'incertezza, il dubbio, il desiderio di essere corrisposto fosse eterno. Hai paura che lei possa prendere il posto di chi l'ha preceduta, che possa cancellare tutto il dolore speso per le donne che hai avuto, mentre preferisci crogiolarti ancora nella tua sofferenza per ciò che è stato, per i torti subiti e gli amori finiti.
Hai deciso di fermare il tempo.
Ma non puoi farlo amico mio, non puoi farlo, e ti accorgerai presto di quanto sia vano questo tuo folle tentativo, di quanto sia ingiusto nei confronti dell'uomo che sei stato, che sei, e che tenti di proteggere. Temi che sia troppo fragile per affrontare nuove emozioni, e allora lo tieni al sicuro dall'amore.
-E allora dimmelo tu come devo fare, tu che sei così brava a capire come va il mondo, tu che credi di aver capito me, lei, tutti, dimmi cosa devo fare.
-Io ti ho ascoltato, ho solo passato l'evidenziatore sopra le tue parole, adesso osservo e sto zitta. Io vorrei solo che ti allontanassi un attimo da te, anzi, dall'idea che ti sei fatto di te stesso, da questa idea che ti piace tanto, che non vuoi tradire, abbandonare. E sarò qui anche quando, prima che te ne renda conto, camminerai accanto ad un'altra donna, fiero e sorridente, grato e riconoscente verso un passato che avrai già allontanato. 
-Sicura?
-Sicura. Ah! Scusa, ma un consiglio te lo voglio dare ...
-Ci avrei scommesso, ti conosco ...
-Baciala! Quella che ti piace, baciala! Raccogli tutte queste emozioni rarefatte in un bacio.


(Liberamente tratto dalla mia opera prima ed incompleta...)

domenica 2 luglio 2017

261. DAVANTI A TE CI SONO IO


E mentre tutti (si fa per dire) partecipavano al concerto italiano dell'anno (così ci hanno detto di chiamarlo), quello di Vasco Rossi intendo, ieri sera una mia amica mi invia un link di YouTube su Whatsapp. Folle! Ma come, qui stasera si deve parlare solo di Vasco, chi non è andato a Modena deve poterlo guardare in TV sul primo canale (così che arrivi anche a Lagonegro), e tu, Valentina, mi inviti ad ascoltare Niccolò Fabi che canta Battisti? No dico, è vero che venerdì ci siamo emozionate ascoltandolo dal vivo nella cornice suggestiva di Castel Santelmo della mia bellissima Napoli, è vero che Niccolò è Niccolò, che Battisti è intoccabile, ma in questo preciso momento, sai che il tuo gesto equivale quasi a schierarsi contro l'obbligatorietà dei 12 vaccini?
No vabbè, figurati, si vede che mi conosci abbastanza, perché io, oltre a schierarmi contro il decreto Lorenzin (che non significa essere contro i vaccini), ieri sera ho tolto l'audio della TV ed ho ascoltato in doveroso e quasi mistico silenzio 'la collina dei ciliegi' interpretata dal meraviglioso Niccolò (https://youtu.be/IsyRabqxn9w). E ti dirò di più, ho riascoltato volentieri gran parte del repertorio di Lucio Battisti: da 'Io vorrei non vorrei ma se vuoi' a 'Il mio canto libero', passando per 'Mi ritorni in mente' e per quella che considero una delle canzoni più importanti della mia vita, 'Amarsi un po''. E mentre cantavo con il sobrio ed austero Lucio, il mio televisore mostrava donne con i seni al vento che, orgogliosamente appoggiate sulle spalle dei malcapitati compagni, lanciavano reggiseni verso il palco di Vasco Rossi. Mi è risuonata in mente la voce di J-Ax che in 'Vorrei ma non posto' canta '... E mamma che lanciava il reggiseno ad ogni concerto...' e penso, con un po' di amarezza, che per molte di quelle donne questa è l'unica trasgressione che possano permettersi.
In ogni caso, al di là di ogni riflessione, prima di mettermi a scalare la collina dei ciliegi, lo confesso, ho spento YouTube, ho alzato il volume della TV a palla ed ho cominciato a cantare 'Rewind'. Ma sì! Quando si parla di trasgressione, piccola o grande che sia, è sempre una liberazione!
A me non piace Vasco come persona, non mi piace quello che so di lui, non mi piacciono le sue dichiarazioni su Napoli, ma ci sono canzoni che pare abbia scritto lui (chissà), che viaggiano in autonomia, che sono talmente belle da farti scordare tutto il resto. 'Alba chiara', 'Canzone', 'Ogni volta'. Fanculo tutto e tutti, e pure Vasco.
Prima di addormentarmi, però, ho riacceso YouTube per ascoltare questa:
 https://youtu.be/2l5xP1EOesk



domenica 18 giugno 2017

260. LA VITA È ADESSO


“C’è una casa di tronchi
con il tetto di tavole, a sinistra.
Non è quella che cerchi. 

E’ quella appresso, subito dopo una salita. 
La casa dove gli alberi sono carichi
di frutta. Dove flox, forsizia e calendula crescono rigogliose. 

E’ quella la casa dove, in piedi sulla soglia, c’è una donna
con il sole nei capelli. 


Quella che è rimasta in attesa
fino ad ora.
La donna che ti ama.
L’unica che può dirti:
“Come mai ci hai messo tanto?”

Raymond Carver


Viviamo costantemente nell'attesa che accada qualcosa di speciale, che ci sorprenda e ci renda felici, finalmente appagati.
La donna con il sole tra i capelli ha saputo attendere, ed è stata premiata. 
È questo che ci insegnano i versi di Carver: l'attesa non è mai vana.
Ma se lui sbaglia casa? E se si fermasse alla casa di tronchi a sinistra? Cosa accadrebbe alla donna, avrebbe forse la luna tra i capelli? Invecchierebbe senza ricevere il premio.
C'è bisogno che qualcuno glielo dica all'uomo di andare oltre, di non farsi ingannare, perché da solo cederebbe alla tentazione della prima casa, una tentazione che gli farebbe solo perder tempo, che renderebbe più lunga l'attesa della felicità. 
Quindi, non preoccupiamoci dei messaggi, delle telefonate, degli incontri che non arrivano, non è quello di cui abbiamo bisogno, coltiviamo flox, forsizia e calendula e godiamo del nostro giardino, la felicità è tutta là. E solo chi ci ama saprà apprezzare i colori, i profumi e la carezza vellutata dei nostri fiori e arriverà a noi. Arriverà, ne sono sicura.






domenica 11 giugno 2017

259. DISTRAZIONI DI MASSA

Oggi parlavo con la mia amica Francesca di quanto siamo diventati tutti più superficiali, di quanto sia diventata abitudine diffusa quella di non andare addentro le questioni, la conoscenza dei fatti. Sappiamo tutti un po' di tutto, ma in realtà non sappiamo niente per davvero. Parlo in prima persona plurale perché ritengo di essere anche io, mio malgrado, un po' parte di questo gruppo di mediocri. Purtroppo ci sono dentro, ma non ancora a livelli patologici, ancora non contaminata dal male del secolo: la prosopopea dell'ignorante. Perché il problema non è tanto la superficialità in se stessa, ma l'arroganza con la quale si affermano le proprie opinabili convinzioni. A Napoli i portatori insani di questo virus si chiamano "ciucci e presuntuosi". Il virus causa nel soggetto attaccato due effetti: aumento dell'autostima e drastica riduzione, fino alla completa scomparsa, della capacità critica. La diffusione della prosopopea dell'ignorante trova terreno fertile tra i frequentatori assidui dei social e tra i teledipendenti, essendo tali mezzi di comunicazione causa di un terrificante livellamento culturale. Bisogna stare attenti a non pestarsi al gioco di chi ci vuole passivi.
Mi viene in mente un tema che ho svolto al terzo anno delle superiori, nel quale mi veniva chiesto di discutere sul mio programma televisivo serale preferito. Cominciai con lo specificare che non guardavo la tivvù la sera, ma leggevo, o ascoltavo la radio, sono sempre stata amante della musica e la sera le radio, negli anni della mia adolescenza, trasmettevano musica senza interruzioni, non c'erano programmi e speaker rompicoglioni, insomma si potevano ascoltare piacevoli playlist. Il coraggio con cui avevo svolto il compito in classe, contestando la traccia stessa, unito alla mia innata passione per la narrazione, mi fecero guadagnare un ottimo giudizio, merito ovviamente dell'intelligenza culturale della mia insegnate di lettere, che non smetterò mai di ringraziare. Questo per dire che talvolta siamo schiavi di moralismi indotti, attuali forme di distrazione di massa, attuate nella nostra totale inconsapevolezza. Un esempio sopra tutti: il caso Riina. Il "popolo italiano" si è riscoperto vendicativo, impietoso e sempre più fascista. Ops! Cosa ho mai detto? Ma come, votano PD e sono fascisti? Tutti froci col culo degli altri! Tutti ad invocare la legge del taglione!
Ma qualcuno, dico 'qualcuno', si è informato che nella nostra amata democrazia il carcere non è punitivo, ma rieducativo? Qualcuno è andato a cercare di informarsi per provare a capire perché Riina ha facoltà di scontare gli ultimi anni in condizioni più  umane? Mi sembra che qui la democrazia sia ad uso e consumo proprio, che ciascuno la intenda come vuole. Alla fine, è come ho scritto più volte: nessuno la vuole questa libertà, la maggior parte degli italiani vuole essere guidata, vuole affidarsi ad una o pochissime persone che decidano e pensino per tutti. E allora non perdete il tempo a discutere la traccia Riina, contestatela e concentratevi su una legge elettorale che provavano a farvi ignorare, che mentre si buttavano parole pro e contro quel delinquente, veniva discussa in parlamento. Sarebbe stato meglio che non ci fossimo fatti distrarre dall'ennesimo caso inventato, che avessimo discusso sul carattere antidemocratico di quella legge elettorale e su tanto altro. 
Francesca ed io siamo politicamente distanti, ma oggi eravamo entrambe d'accordo sul male che ha colpito gran parte dei nostri connazionali. <<Mariavitto'>>, mi ha detto, <<qui non è una questione politica, questa è una questione di etica!>>.
Quanto c'hai ragione France'!



sabato 10 giugno 2017

258. IL BACIO

Ti manderò un bacio con il vento e so che lo sentirai, ti volterai senza vedermi ma io sarò li.

Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni.

Vorrei essere una nuvola bianca in un cielo infinito per seguirti ovunque e amarti ogni istante.

Se sei un sogno non svegliarmi.

Vorrei vivere nel tuo respiro. Mentre ti guardo muoio per te.

Il tuo sogno sarà di sognare me.

Ti amo perché ti vedo riflessa in tutto quello che c’è di bello.

Dimmi dove sei stanotte ancora nei miei sogni?

Ho sentito una carezza sul viso arrivare fino al cuore.

Vorrei arrivare fino al cielo e con i raggi del sole scriverti ti amo.

Vorrei che il vento soffiasse ogni giorno tra i tuoi capelli, per poter sentire anche da lontano il tuo profumo!

Vorrei fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi.

Pablo Neruda, Il Bacio

Bellissima! Trovo che questi versi siano davvero ricchi di amore, più che di passione, di un sentimento più nobile. Qui si legge di un amore più delicato, più rispettoso (ti manderò un bacio con il vento), di un amore che brama con discrezione  (vorrei che il vento soffiasse ogni giorno tra i tuoi capelli, per poter sentire anche da lontano il tuo profumo!), che gode della bellezza e dello splendore dell'altro, e magari auspica di esserne l'artefice (vorrei fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi).

Adoro questi versi, c'è tutto il senso dell'amore vero, che non è possesso, ma desiderio, ammirazione, non urla e non è invadente, bensì è silenzioso ed impalpabile come un sogno. La carezza ed il bacio sono le uniche espressioni fisiche che in questa eterea celebrazione dell'amata appaiono esse stesse nobili ed eleganti.

Credo sia questa la parte migliore dell'amore: un bacio lanciato con il vento.


domenica 28 maggio 2017

257. VI SPENGO

Noto molta agitazione sulle bacheche di Facebook per un video che gira intitolato “Vi spengo”, un video che esorta alla ribellione, che in sostanza chiede di spegnere le luci tutti insieme il 2 giugno alle ore 21:30. Adesso, spegnere le luci per un minuto tutti insieme, comodamente da casa propria, non dovrebbe essere un grande sforzo, neanche un gesto di grande coraggio, visto che lo si può svolgere nell'anonimato, e non venitemi a dire che si può andare a verificare quali contatori si sono fermati, perché sarebbe una follia ed i motivi potrebbero essere tanti. No, non dovrebbe essere per niente difficile aderire a questa iniziativa, ma la gente si chiede “perché”. Il popolo dei social si è insospettito e nasconde la paura dietro lo scetticismo, un estemporaneo senso critico. Ci siamo bevuti la storia dell’olio di palma, ci siamo abituati alle pubblicità durante i film, ci sfoghiamo sui social, crediamo solo nella bellezza (quella finta) e nella notorietà (breve ed illusoria), ci lasciamo indottrinare dal primo arrogante che taccia di ignoranza chi la pensa diversamente, abbiamo imparato a stare sempre più soli e ad essere sempre meno naturali. Le nostre paure aumentano ed abbiamo sempre più bisogno di una guida, oramai sempre più incapaci di formulare un pensiero tutto nostro. Io non diffido di quelli che hanno condiviso il video, di quelli che l’hanno fatto girare, io non mi fido di quelli che lo temono, di quelli che hanno paura dell’incerto. I primi, quelli che hanno aderito alla diffusione del video, lo hanno fatto senza chiedersi da chi potesse partire l’iniziativa, o forse qualcuno un’idea se l’è fatta, ma gli altri, quelli che dalle loro bacheche impartiscono lezioni di maturità e scetticismo, hanno più paura della vita e hanno perso ogni speranza, ogni ideale. Probabilmente fanno le manifestazioni solo se comandate dal sindacato, aderiscono alle iniziative benefiche, solo se adeguatamente pubblicizzate, dicono e scrivono solo ciò che è prevedibile ed accettabile dalla massa. No, non voglio promuovere l’iniziativa, anzi, ribadisco che ciascuno deve farsi un’idea propria ed esserle fedele, la mia intenzione è proprio quella di evidenziare quanto sia inesistente la voglia di cambiare e di rischiare. E' evidente, infatti, che chi contesta ha già un padrone che gli dice come e quando contestare, e non sa se questo è il caso in cui bisogna credere o no. Mille volte più libero si è mostrato chi ha voluto credere in questa iniziativa, pur senza conoscerne i promotori, diffondendo il video, mille volte più vero e spontaneo, con una mente ancora viva, non spenta, non comandata. Mettiamola così: se anche si trattasse di un esperimento, se anche fossimo, come spesso accade a nostra insaputa, oggetto di osservazione per analizzare le reazioni della massa ad una certa azione, avremmo mostrato tutte le nostre paure, avremmo fallito un’altra volta.




martedì 23 maggio 2017

256. UNA TREDICENNE

Blanche, capelli chiari ed occhi scuri puntati sul mondo, ma soprattutto sul suo smartphone. Blanche e la sua musica, emozioni recepite attraverso le sue cuffiette e i video su YouTube. Blanche e le sue delusioni da tredicenne, così intense, ma così brevi. Troppo ancora da desiderare, troppi sogni ancora da sognare, amori da vivere e da immaginare, canzoni, libri e chilometri da divorare, volti da incorniciare, troppa vita davanti per fermarsi a guardare dentro ogni minuto. Blanche e la sua rabbia per le ingiustizie, il suo disorientamento, la sua voglia di piacere. E poi le canzoni di Ariana Grande, Problem, Bang Bang, Into you, belle da ascoltare, da cantare, bella Ariana e la sua dolcezza, bella come Blanche. Ieri, 22 maggio 2017, finalmente la grande occasione, il concerto di Ariana a Manchester, proprio a due passi da casa sua. Aveva acquistato il biglietto on line, assieme al suo papà che le sarebbe stato accanto in quella nuova esperienza, il suo primo concerto. Si era precipitata fuori all'arena il pomeriggio, costringendo il padre ad un'attesa noiosa ed interminabile: quattro ore in fila sotto i cancelli per riuscire a vedere da vicino la sua cantante preferita. Di tanto in tanto messaggiava con la mamma che era rimasta a casa con la sorellina, le inviava i selfie con il papà, con le compagne di avventura, era felice, e la mamma con lei.
I selfie, i messaggi e qualche foto sgranata di Ariana che si esibisce gioiosa sul palco (altro che dangerous woman), sono gli ultimi contatti, le ultime emozioni, gli ultimi abbracci tra Blanche e la sua mamma. Blanche è saltata in aria, assieme al suo papà alle 22:35 di ieri, per un ennesimo gesto di follia.
Questa storia potrebbe avere altri nomi, poteva accadere a Milano, il 25 maggio di due anni fa, il primo concerto di Ariana a cui ha assistito mia figlia Bianca, ed io ora sarei stordita da psicofarmaci. Non abituiamoci mai a questa bruttezza, a queste atrocità! Non facciamoci ingannare, quello che sta accadendo si può fermare, ma ci vuole la volontà di tutti. Come cavolo ha fatto il kamikaze ad entrare al concerto carico di esplosivo? Una parola: corresponsabilità. Ed è così per ogni atto che per comodità e inganno definiscono "folle".




lunedì 15 maggio 2017

255. CRESCETE E PROSTITUITEVI

Non sopporto chi scrive "pò" e non po', chi dice "lo voglio bene", "lo rispondo", chi scrive fà, sò, e tante altre scorrettezze inguardabili ed inascoltabili. Non sopporto l'approssimazione, la superficialità nel parlare e nello scrivere, che non ha niente a che vedere con i titoli di studio (sono regole che si imparano alle elementari), ma è solo una delle tante espressioni di un modus vivendi, denota altrettanta superficialità e sciatteria nella cura della propria persona, nel lavorare, e soprattutto nelle relazioni umane. 
Lavoro molto con le mail, ci sono persone che conosco solo tramite questo mezzo di comunicazione, ed ho imparato a capire molto dei miei interlocutori, anche solo attraverso le parole e la forma che utilizzano. Ammetto di nutrire particolare antipatia per chi non ha l'abitudine di iniziare la mail con un saluto ed inserisce il nome del destinatario all'inizio, quasi come ad impartirgli ordini, o ad ammonirlo, e soprattutto chi scrive il nome della persona a cui si rivolge in maniera scorretta, la trovo una grande mancanza di rispetto. A me capita, infatti, che qualcuno scriva il mio nome in due parole anziché per intero, che lo scriva con la V maiuscola, insomma, se leggi che mi chiamo Mariavittoria, non avrò mai una buona considerazione di te se scrivi il mio nome così: Maria Vittoria, o peggio ancora, MariaVittoria, ma insomma, ma che razza di modi sono? Tanto vale che mi chiami essere vivente, facciamo prima, almeno mi distinguo da te che vivi poco e male, o perlomeno "distrattamente". E poi quelli che non ringraziano, che rispondono dopo molti giorni o, peggio, non lo fanno per niente.
Non sopporto gli avari perché sono anche poco magnanimi nei sentimenti (e qui la mia amica Susanna sorriderà perché è una delle intolleranze che ci accomuna e di cui ci lamentiamo spesso); non riesco a digerire quelli che accusano gli altri di invidia, perché sono i primi invidiosi; quelli troppo gelosi, perché sono i primi traditori; quelli che fanno la spia e riferiscono gli errori ed i peccati degli altri, perché sono i primi a dover nascondere i propri errori, e sono essi stessi grandi peccatori. Quelli che giudicano e sentenziano, perché è proprio per la loro mancanza di coraggio che condannano chi invece riesce nell'impresa che loro hanno rinunciato ad intraprendere. Guardo oramai quasi con tenerezza chi assale, chi attacca, perché so che si sente più debole. Mi annoiano le belle parole ed i vani tentativi di mostrarsi sempre buoni, di voler apparire perfetti. Non sopporto chi cita testi ed espressioni fingendo che siano proprie, mi intristisce chi copia. Adoro le imperfezioni della spontaneità, la verità dell'istinto. Siate voi stessi, a costo di apparire impopolari!

Questo è il mio personalissimo, modestissimo omaggio ad Oliviero Beha, un giornalista vero, di grande ironia e cultura, uno che non era simpatico a molti, che appariva anche un po' arrogante, ma fedele a se stesso.


domenica 14 maggio 2017

254. RICONOSCERSI

La prima volta che ti ho visto, non riuscivo ancora a metterti a fuoco, ma già avevo capito che eri bellissima.
La prima volta che ti ho visto,
avrei voluto chiederti scusa, perché ti
avevo già fatto male.
La prima volta che ti ho visto, eri lì, stanca, sudata, fiera, ed ho capito immediatamente che eri una guerriera.
La prima volta che ti ho visto, mi sono affidato a te, senza timori, senza alcuna paura. E ancora adesso è così.
La prima volta che ti ho fatto ridere, ero talmente felice che quasi mi facevo sotto.
La prima volta che ti ho visto piangere, non capivo perché, mi sono arrabbiato, come se mi stessi picchiando. Non sopportavo quel tuo lato debole, non sopportavo l'idea che io non ti bastassi, che qualcun altro avesse il potere di farti male. Più tardi, ho capito che ti eri vergognata di quel pianto e che io mi ero rattristato, solo perché mi ero sentito messo da parte.
La prima volta che ti ho visto dolorante, mortificata da un male subdolo e prepotente, ho bestemmiato, ho sbattuto la porta e sono scappato.
Forse ti ho deluso, forse non era la prima volta, e forse non sarà neanche l'ultima, ma ti giuro che ognuna di queste volte ti ho amata più di me stesso, mamma.


L'ho scritta più di un anno fa, ma la sento oggi ancora di più mia, oggi che vorrei sbattere forte la porta per scuoterti e ricordarti che qui c'è ancora bisogno di te.



martedì 9 maggio 2017

253. GRAZIE

Il 10 maggio di quattro anni fa nasceva questo blog, il mio spazio privato condiviso, il mio divanetto da psicoterapia. Ho usato questo blog per parlare a me prima che a voi lettori, e l'ho fatto nella maniera più spontanea possibile, perché fosse evidente che raccontare di me sarebbe stato come raccontare di uno di voi. Scrivere dei sentimenti, dei nostri errori, delle nostre paure, delle tradizioni e dei luoghi comuni è il mio modo per sentirmi un po' più libera, più forte. Ogni tanto tocco argomenti di attualità e politica, solo per ricordare che per essere liberi bisogna conoscere, partecipare. E allora finisce che ci resto un po' male se assisto al decadimento di una classe politica che non fa altro che sputare veleno sull'avversario, anziché pensare al popolo ed ai programmi per risanare un'economia malata ed arrogante. E diciamolo che lo sappiamo tutti che gran parte delle ONG sono sporche, che Macron non è la salvezza per l'Europa, che è avvilente che una parte di italiani (e non) abbia dato due euro per concedere fiducia ad uno che promette di uscire dalla politica e non lo fa, come del resto non ha mantenuto altre promesse. Insomma, è sempre più l'epoca della forma, dell'apparenza, delle belle parole, del bell'aspetto, e alla fine cosa resta? Quali alibi racconteremo un giorno ai nostri figli? Non lo so, magari non ne parleremo per niente. Intanto, confido nell'amore, per dare un senso a tutto (anche se un senso non c'è, come direbbe Vasco), l'amore per la propria terra, per i propri ideali, per se stessi, per una giustizia sociale e per la libertà (che non vuole nessuno). Un abbraccio a tutte voi, care lettrici, che leggete i miei racconti ritrovando un po' della donna che siete, o che vorreste essere, voi amiche sconosciute e timide, voi sincere ed entusiaste, voi che mi scrivete in privato ed anche voi che ho il privilegio di conoscere di persona e che quando incontro mi regalate dei bellissimi sorrisi. Che bello sapere di essere stata capace di emozionarvi, farvi riflettere, sorridere e a volte di consolarvi! Vorrei essere riuscita a farvi sentire un po' meno sole, a farvi amare un po' di più la donna che siete.  Un abbraccio anche a voi lettori affezionati, uomini sensibili e disorientati. Ecco, a voi, invece, vorrei essere riuscita a donare un po' di tranquillità, a far capire quanto noi donne siamo diventate fragili, incapaci di sostenere tutto il peso di questo ruolo da eterna protagonista, quest'ansia da prestazione. Avvicinatevi a noi senza protezione, senza frasi fatte e strutture virtuali, tornate a parlarci guardandoci negli occhi, con la grazia di un principe e la determinazione di un combattente, non temete le nostre incoerenze, siate voi una certezza. Qui c'è bisogno di uomini! Quelli veri, che non hanno bisogno di raggiungere un elevato numero di prestazioni sessuali per dimostrare la loro virilità, che non picchierebbero mai una donna, che hanno il coraggio di affermare le loro idee, che sanno perdere e chiedere scusa.
Grazie per le 52.437 volte in cui mi avete fatto compagnia, venendo qui a leggere di me, dei miei dubbi e delle mie fantasie.
Buon compleanno al mio blog ed a tutti voi GRAZIE GRAZIE GRAZIE!


Il quadro è della giovane artista partenopea Laura Albrizio e s'intitola "E se fosse stato Adamo a nascere da una costola di Eva?"

lunedì 17 aprile 2017

252. CORRISPONDENZA DI COPIOSI SENSI

Qual è il modo migliore per comunicare?
Le parole? La voce? Il corpo ed i suoi gesti?
Si parla spesso del linguaggio degli occhi, di sguardi eloquenti, di luce dell'anima. Ma poi siamo sicuri di saperlo decifrare questo linguaggio? A tal proposito, colgo l'occasione per dichiarare ufficialmente che adopero spesso le lenti a contatto, e non vorrei aver illuso alcuni uomini con il mio frequente e funzionale battito di ciglia.
Mi verrebbe da affermare quindi che siano più semplici le parole, o no?
Le parole hanno un'interpretazione univoca, o meglio, dovrebbero avere lo stesso significato per tutti, ma pure questo non sempre è vero.
Ci sono parole belle, che fanno piacere, ma possono diventare inutili, insignificanti, se pronunciate spesso, per abitudine: quanti 'amore mio' adoperati alla stregua di un 'bella' o 'cara' hanno creato vani entusiasmi! Ci sono parole forti, che fanno male, pronunciate o scritte con superficialità, che non si lasciano dimenticare facilmente. Parole a cui ci appigliamo ogni volta che cerchiamo un alibi alla nostra rabbia, parole forti come 'ingrassata' (anatema!). In realtà si utilizzano spesso parole inappropriate, enfatizzanti, o sminuenti, che vengono interpretate in base al momento ed al rapporto che abbiamo con chi le ha scritte o pronunciate. Intanto le parole sono importanti (lo diceva anche Moretti), le parole andrebbero pensate prima di adoperarle. Soprattutto se sono scritte. Viceversa, le parole pronunciate in un discorso possono essere un po' più spontanee, perché sono accompagnate dall'espressione del viso, dal tono della voce, elementi che non hanno alcuna importanza se si riveste un ruolo pubblico, in tal caso, non si perdona la superficialità nella scelta delle parole, nessuna tolleranza, perché gli errori verbali sono sempre politicamente scorretti. 
E allora non ci resta che il linguaggio del corpo ... mi sa che è l'unico linguaggio universale.
Quindi, state attenti, se non si tratta di una conversazione di carattere esclusivamente professionale, o di mera informazione asettica, state lontani dai messaggi, hanno fatto più danni del teorema di Marco Ferradini.
Guardatevi negli occhi, parlate meno, e fatelo da vicino, basterà molto poco per comprendervi.




sabato 18 marzo 2017

251. FESTA DEL PAPÀ

Quest'anno ho scritto due righe per il mio papà perché mella vita è importante un buon padre ...


Ehi papà! Chinati un po' verso di me e fatti dare un bacio, giusto un po', che ci ha pensato il tempo ad accorciare le distanze. 
Fammi sentire ancora una bambina, e non ti imbarazzare se resto qualche secondo in più attaccata a te. Non temere di sembrare vecchio e lascia uscire la tua tenerezza. 
Voglio abbracciarti adesso, adesso che posso stringerti, che sei un po' più morbido e più stanco, che il tuo corpo ha lasciato andare le prime difese.
Hai condannato con sguardo severo le mie scelte che non ti aspettavi, ma hai sempre perdonato i miei errori, hai aperto le braccia per riaccogliermi quando sono tornata sui miei passi. 
Sei la mia forza, il mio primo innamorato, dicevi, la mia casa. 
Sei l'ancora che dà stabilità alla famiglia, che ha mitigato, e ancora vorrebbe farlo, la passionalità di una compagna che adesso fa meno rumore.
Sei il mio papà, fiero, orgoglioso, ironico e protettivo, a volte un po' severo, incorruttibile ed anche un po' presuntuoso, ma sempre leale e premuroso. Avaro di carezze e baci, ma con due bellissimi occhi verdi in cui desidero specchiarmi per molto tempo ancora.




mercoledì 8 marzo 2017

250. MANIFESTO DELLA DONNA 2017

Sono una donna, felice di esserlo, madre di due meravigliose piccole donne, zia e sorella di altrettanto splendide donne, figlia di una grande donna mortificata da una malattia cattiva, amica di tante imprevedibili e accattivanti donne.
Oggi devo farlo, oggi voglio farlo per loro e per me.
Abbiamo finito per adoperare troppo l'espressione "al di là", sì, è vero, ci fa sentire forti nonostante tutto, ma è importante anche per un giorno svestirsi di quest'armatura e ricordare che ...
Al di qua degli errori, della fortuna, dei tradimenti, dei silenzi, c'è una donna che paga le sue pene, che urla i suoi silenzi, perché al di qua c'è solo lei ed è solo lei la sua fortuna.
Al di qua, c'è una donna che subisce discriminazioni e combatte quotidianamente, spesso con un sorriso, altre, con la rabbia.
Al di qua della bellezza e delle risate, ci sono notti in bianco e federe di cuscino sporche di rimmel.
Al di qua della leggerezza, ci sono donne che regalano amore, anche dietro quella che qualcuno chiama scopata.
Al di qua degli sguardi corrucciati, dei dispetti, delle grida di stanchezza, delle quotidiane pretese, c'è una donna che vuole solo essere abbracciata.
Al di qua di una persona autonoma, intraprendente, che organizza una casa, una famiglia, il lavoro in ufficio, in un negozio, in uno studio, c'è una donna che vuole qualcuno che ogni tanto si prenda cura di lei.
Al di là di mille parole, ci sono i gesti, gli sguardi, e le presenze, ma anche qualche dichiarazione di stima non guasta. Al di qua c'è anche bisogno di belle parole. Non dimentichiamolo.

E se ci sorprendiamo ancora a lacrimare l'otto marzo, mentre alla radio trasmettono Sally di Vasco Rossi, sarà la primavera.

Buona festa delle donne.

P.S. Chi vuole, può regalarmi fiori, li adoro.



mercoledì 1 marzo 2017

249. SEI STATO AGGIUNTO

Gruppi whatsapp di cui sono membro:
Genitori della terza F
Genitori della quarta C
Colleghi vicini
Colleghi lontani
Colleghi a metà strada
Colleghi amici
Gruppo acquisto pesce Arcofelice
Gruppo acquisto pollo e carni varie
Gruppo cugini lato paterno
Gruppo cugini lato materno
Le mie sorelle
La mia famiglia 
Le mie amiche storiche
Regalo Maria
Noi che non vogliamo fare il regalo a Maria
Gruppo di ascolto Sanremo
Gruppo maratona Mentana
Gruppo maratona TV TALK
Gruppo dieta forever
Gruppo trippa forever
Gruppo I love to love
Gruppo quelli che votano NO
Gruppo sticazzi 
Caro Zuckerberg, basterebbe anche cambiare il verbo: 'ha abbandonato' ti fa sentire di schifo, come se li avessi lasciati tutti soli lì, fuori all'autogriill, e fossi scappato con il pullman della gita. Non si fa.
E allora scriviamo pure: 'è uscito a comprare le sigarette', tanto è lo stesso, ma almeno è più ironico. Il verbo 'abbandonare' equivale ad un addio triste, se vogliamo anche un po' macabro, 'il caro fratello ci ha abbandonato', uno a sto punto non esce dal gruppo pure per scaramanzia.
Meglio sarebbe 'torna subito', 'si è preso una pausa di riflessione', oppure 'vi lascia perché vi ama troppo'. Qualsiasi cosa sarebbe meglio dell'abbandono, anche 'vi ha schifati', oh! Perché poi, si abbandona chi non è autonomo, quindi è necessario cambiare il verbo, anche per ridare una certa dignità ai partecipanti che coraggiosamente restano nel gruppo. Nessuno si senta abbandonato,  e diciamolo che si può anche andar via da un gruppo perché non si regge più qualche partecipante col ditino iperattivo. Quello che anche quando ha da lasciare un messaggio personale, usa il gruppo per comunicare con uno solo dei partecipanti. E fagliela una telefonata, no!?
Proporrei l'uscita per prescrizione: se non scrivi per più di una settimana, la tua condanna a partecipare si estingue e sei automaticamente fuori dal gruppo, libero: è uscito per decorrenza dei termini.
Oppure, sarebbe carino, anche più attuale, creare gruppi 'a termine', senza impegno, con una scadenza breve, che si autodistruggono al massimo dopo un mese, una frequentazione senza sentimenti, al passo coi tempi. 
E poi, escluderei dai gruppi tutti quelli che continuano ad inviare messaggi audio, perché il messaggio di testo, sms prima, whatsapp dopo, è stato creato per mantenere una certa discrezione, per limitare l'invadenza. Invece, vedi quel messaggio audio che ti fissa e ti chiede di essere ascoltato, perché potrebbe essere importante, potrebbe essere una richiesta di aiuto di chi non ha il tempo di scrivere, una registrazione importante e potresti vivere di rimorsi se non l'ascoltassi. E allora vai, anche se sei in ufficio, anche se sei in metro o in un ascensore pieno, metti il dito sulla freccetta e avvicini il telefonino all'orecchio per evitare che tutti ascoltino, e ... FIIIII QUA TRA QUA ... parte una voce gracchiante a mille che ti comumica il suo apprezzamento sulla tua foto profilo di whatsapp. Ma vaffanculo va!

Vado a cambiare il mio stato temporaneo whatsapp...



domenica 26 febbraio 2017

248. CHE SIA MALEDETTA

Il post precedente si chiudeva con queste tre parole: "Che sia benedetta!", ultimo verso della canzone che Fiorella Mannoia ha portato al Festival di Sanremo, un inno alla vita.
Nelle due settimane successive, ironia della sorte, ben tre avvenimenti hanno sottolineato in maniera eclatante che a volte la vita la si può maledire.
L'ha maledetta il sedicenne che si è suicidato a Lavagna, dopo aver ricevuto la perquisizione dalla Guardia di Finanza. Perquisizione voluta da una madre esasperata, una madre che non ha saputo trovare altra via per attirare l'attenzione di suo figlio, un figlio che alla fine l'ha punita, infliggendole l'ultima grande pena: il dolore immenso della perdita e il peso eterno del rimorso. Chissà perché l'amore spesso ci fa sbagliare, fino a farci commettere in certi casi errori irrimediabili
La maledicono, questa vita. le donne che si trovano davanti alla scelta devastante di interrompere una gravidanza, e che mai e poi mai si augurerebbero che ad attenderle in ospedale ci sia un medico obiettore. Perché un medico deve essere tale sempre, non solo quando lo ritiene opportuno. Ben venga quindi la decisione del San Camillo di riservare il concorso esclusivamente ai ginecologi non obiettori.
La sta maledicendo Fabiano Antoniani (dj Fabo) che all'età di 40 anni, costretto in un corpo che non gli appartiene più, divenuto cieco e tetraplegico in seguito ad un incidente, proprio non ne può più di affrontare terapie fastidiose e fallimentari, e chiede di poter morire, invoca l'eutanasia.

E allora, che sia maledetta questa vita che umilia, mortifica, che ci costringe a scelte tragiche, o che addirittura ci rende impotenti, non ci dà opportunità di scegliere, che sia maledetta.

Che si maledica, fino a che non ritorni ad essere magnanima, fino a che non torni a sorprenderci e ad essere nuovamente benedetta, ma che si possa avere sempre la voglia e la forza di affrontarla.
Benediciamo e malediciamo libaramente, ma che sia sempre vita.

Se poi è essa stessa a deporre le armi, se decide di lasciarci in uno stato vegetale, disarmati allo stesso modo, che si possa porre fine alla farsa.

Hanno creato un hashtag per sollevare l'interesse del governo italiano sulla vicenda di Fabiano Antoniani, perché si legiferi finalmente in materia di suicidio assistito:  per chi volesse informarsi ulteriormente o appoggiare la protesta.







domenica 12 febbraio 2017

247. GABBANI VUOL DIRE FIDUCIA

Non posso esimermi dal farlo, anche quest'anno devo parlare di Sanremo.
So che i fedelissimi lettori del blog se lo aspettano.
Guardo Sanremo da sempre, credo di averne fatto a meno giusto qualche anno nelle età adolescenziali, quella che precede i venti e quella che precede i quaranta per intenderci, ma si è trattato di brevi pause.
Ho già detto che nutro un certo fastidio quando guardo Carlo Conti che, oltre ad essere bruttino, è privo di carisma, la pessima copia di Pippo Baudo, con personalità e verve più o meno pari a quelle del mio forno.
Anche oggi, che ha dichiarato di aver bonificato centomila euro del suo compenso ai terremotati, mi è sembrato tristemente amorfo, come se le critiche che hanno accompagnato, soprattutto preceduto, questa edizione del festival, lo avessero spaventato al punto tale da indurlo a compiere il gesto più auspicato dagli italiani: è o popolo che o vvo'. Anche questo è Sanremo.
Pare che dopo gli insuccessi, delle campagne sociali della Lorenzin, abbiano deciso di affidare al festival anche la propaganda a favore della crescita demografica. Come è bella la signora Pollacci che a novantadue anni ancora fa l'ostetrica, dopo aver fatto nascere più di settemila bambini! Che originalità Crozza che dice: spegnete la TV e fate l'amore! Peccato che la campagna sia fallita anche stavolta quando hanno ospitato un record man dei nostri tempi. Che tenerezza il signor Nicotra, dipendente modello perché in quarant'anni di lavoro non si è mai assentato, rinunciando persino alle ferie! Comportamento quantomeno sospetto, oltre che per niente sano e corretto, visto che è noto che nessuno può e deve rinunciare alle ferie, ma soprattutto viene da pensare che fuori dal suo ufficio il bravo dipendente avesse davvero una vita con 50 sfumature di marrone! L'intervento di Nicotra, con la disoccupazione giovanile al 40%, ci ha fatto scendere il cuore nelle calzette ed annullato gli effetti della prima parte della campagna pro fertilità.
Alla fine, è stato un festival abbastanza sobrio, politically correct, un festival in cui fa più ridere un intervento di Checco Zalone registrato che quelli di Crozza, surclassato anche da una Geppi Cucciari in gran forma. Su Maria De Filippi non ho granché da dire, sempre uguale a se stessa, sembrava fosse uscita da casa, così come si trovava, per andare a presentare Sanremo all'ultimo minuto, senza dare troppo peso a nulla. Insomma, un festival molto soft, che ha lasciato molto a desiderare dal punto di vista musicale! E alla fine hanno vinto le canzoni che anche nel mio gruppo di ascolto avevamo ritenuto migliori.
La Mannoia è fantastica, ci emoziona, è bella, intelligente, profonda, ma la canzone non era il massimo, piacevole, ma troppo prevedibile, troppo pretenziosa nel titolo e nella sacralità di alcune espressioni. Le stesse caratteristiche di alcune citazioni molto social che Francesco Gabbani, con ironia ed intelligenza, senza grandi pretese, ha criticato nella sua divertente canzone. Ammetto che non riesco a non ballare ogni volta che l'ascolto! Ermal Meta mi piace, ma soprattutto piace a mia cugina Mariangela che l'avrebbe premiato anche se avesse cantato il ballo del qua qua. 
Leggetele le prime due canzoni classificate, scoprirete che Gabbani merita sempre la nostra fiducia. 

OCCIDENTALI'S KARMA

Essere o dover essere
Il dubbio amletico
Contemporaneo come l’uomo del neolitico
Nella tua gabbia 2×3 mettiti comodo
Intellettuali nei caffè
Internettologi
Soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi
L’intelligenza è démodé
Risposte facili
Dilemmi inutili.
AAA cercasi (cerca sì)
Storie dal gran finale
Sperasi (spera sì)
Comunque vada panta rei
And singing in the rain
Lezioni di Nirvana
C’è il Buddha in fila indiana
Per tutti un’ora d’aria, di gloria
La folla grida un mantra
L’evoluzione inciampa
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma
Occidentali’s Karma
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma
Piovono gocce di Chanel
Su corpi asettici
Mettiti in salvo dall’odore dei tuoi simili
Tutti tuttologi col web
Coca dei popoli
Oppio dei poveri.
AAA cercasi (cerca sì)
Umanità virtuale
Sex appeal (sex appeal)
Comunque vada panta rei
And singing in the rain.
...

CHE SIA BENEDETTA

Ho sbagliato tante volte nella vita 
Chissà quante volte ancora sbaglierò 
In questa piccola parentesi infinita quante volte ho chiesto scusa e quante no. 
È una corsa che decide la sua meta quanti ricordi che si lasciano per strada 
Quante volte ho rovesciato la clessidra 
Questo tempo non è sabbia ma è la vita che passa che passa. 
Che sia benedetta 
Per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta 
Per quanto sembri incoerente e testarda se cadi ti aspetta 
Siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta 
Tenersela stretta 
Siamo eterno siamo passi siamo storie 
Siamo figli della nostra verità 
E se è vero che c’è un Dio e non ci abbandona 
Che sia fatta adesso la sua volontà 
In questo traffico di sguardi senza meta 
In quei sorrisi spenti per la strada 
Quante volte condanniamo questa vita 
Illudendoci d’averla già capita 
Non basta non basta 
Che sia benedetta 
Per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta 
Per quanto sembri incoerente e testarda se cadi ti aspetta 
Siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta a tenersela stretta 
A chi trova se stesso nel proprio coraggio 
A chi nasce ogni giorno e comincia il suo viaggio 
A chi lotta da sempre e sopporta il dolore 
Qui nessuno è diverso nessuno è migliore. 
A chi ha perso tutto e riparte da zero perché niente finisce quando vivi davvero
A chi resta da solo abbracciato al silenzio 
A chi dona l’amore che ha dentro 
Che sia benedetta 
...


sabato 11 febbraio 2017

246. NULLA È COME APPARE


Più passa il tempo, più mi rendo conto che nulla è come appare.
Chi ti urla contro non è più forte di te, anzi ti teme. 
Chi sorride, non è più fortunato, è solo più forte.
E chi tradisce nasconde strane verità. 
Ci sono due tipi di tradimento: quello che si consuma perché ci si innamora di un'altra persona, e quello che si compie per desiderio di conferma.
Si comprende che ci si trova di fronte ad un tradimento del secondo tipo, quando il traditore fa di tutto per essere scoperto.
Potremmo dire che in questo caso, chi tradisce ferisce due volte: quando agisce e quando si fa scoprire o si confessa.
Che strano, reagiamo malissimo ad un'ammissione di  tradimento perché leggiamo nell'artefice il desiderio di far male, senza capire che siamo davanti al nostro primo ammiratore. Chi vuole farci sapere di essere stato apprezzato da altri, vuole solo aumentare le sue referenze, perché non si sente adeguatamente considerato. Non dico che dovremmo esserne felici, ma dovremmo fermarci a valutare l'aspetto consolatorio. 
Chi tradisce, in questo caso, è convinto che il/la partner ufficiale sia il migliore della coppia, o solo perché più bello, o perché più colto, più facoltoso, o semplicemente perché rappresenta quello che avrebbe voluto essere.
Insomma, il traditore, come l'invidioso, ha sempre un'altissima considerazione del soggetto ingannato. Non significa che questa tipologia di traditori ami la persona stimata, la vede però come un trofeo da mostrare, perché non crede di essere sufficientemente all'altezza, sente di non essere apprezzato socialmente quanto il suo trofeo. In pratica, è un grande insicuro e, avendo una sorta di idolatria per il partner ufficiale, sceglierà prede che ritiene inferiori, per ricevere puntualmente la conferma di aver accanto il top e non rischiare di innamorarsi. È geloso perché considera che il trofeo sia appetibile a tutti e crede  di non avere grandi armi per competere, quindi controlla ogni mossa del partner/trofeo e vive costantemente nel timore di perderlo.
Per questi traditori non ci sarà mai pace.
Per i traditi resta la delusione, l'orgoglio ferito, ma potrebbero crogiolarsi nella consapevolezza di essere considerati speciali dal traditore, e per questo non lasciarli mai. 
Al di là dei tradimenti di coppia, esistono tradimenti che lasciano ugualmente tanta amarezza, tanta tristezza. Quelli che subiamo quotidianamente, nel momento in cui capiamo di essere stati onesti e leali con chi invece ha abusato della nostra fiducia. L'amore per noi stessi dovrebbe prevalere e spingerci ad allontanare definitivamente queste persone, ma non sempre ne siamo capaci.
Continuerò a fidarmi di chi ho di fronte, sapendo di rischiare, continuerò ad arrabbiarmi, rattristarmi, e a non lasciare spazio alla razionalità, anche sbagliando. Vittima del mio istinto, del mio amor proprio, ma libera dalle brutture della vita. 
Del resto, mi chiedo, se io mi voglio bene e mi stimo, perché non dovrebbero farlo gli altri? 


domenica 5 febbraio 2017

245. CORAGGIO

A settembre 2016 nel post 227 PROTEGGERSI DA RAGGI scrivevo già di quanto fosse ridicolo l'attacco mediatico alla sindaca di Roma, e di quanto sarebbe risultato difficile sradicare il marcio che sta rovinando la capitale ed il Paese tutto. Dopo quella data, l'attacco si è intensificato, si sono verificati altri episodi, fino ad arrivare a quello della scorsa settimana improntato sulla presenza di una fantomatica polizza assicurativa, che vedrebbe come beneficiaria la sindaca stessa. E giù tutti a criticarla, a definirla disonesta e a parlar male del Movimento 5 stelle, insomma, si sono scatenati tutti, anche chi di politica non si è mai interessato e non ha neanche mai visto una polizza. Si è scatenata la maggior parte della stampa e della tivvù, alcuni politici rosiconi e tanti piccoli esponenti delle tifoserie avverse. Il caos è talmente grande, che non sono riuscita a stare zitta, ho pensato che avrei dovuto contribuire a far chiarezza. Fino ad ora Virginia Raggi non ha commesso alcun reato, non è stata disonesta e non ha creato alcun danno. Ha commesso l'errore di non fare una sana pulizia di colletti bianchi, di fidarsi di vecchi volponi già corresponsabili di precedenti disastri, insomma ha peccato di inesperienza, e forse di incapacità, ma non di disonestà. Probabilmente avrebbe dovuto agire con più coraggio. Tutto il resto è fumo, il nulla. Sono stufa di scrivere su Facebook commenti politici, almeno non mi va di farlo in questo momento. Tutti questi 'mi piace', inseriti per dar forza alle parole, caricano i webeti di turno che si sentono energici come leoni nell'arena e sparano a zero contro il malcapitato di turno, senza cognizione di causa. Così si assiste a vere e proprie risse verbali, inutili e volgari. Come se i tafferugli virtuali aiutassero a sfogare la rabbia accumulata durante le attese alle fermate dell'autobus o della metro, quella acquisita quando ci si trova a frequentare ospedali, quella provocata dalla notizia dei milioni destinati alle banche, quella che tanti italiani senza lavoro covano in corpo, la rabbia che arriva a farci odiare uno straniero, che non ha alcuna colpa del nostro malessere, o che ci porta a farci giustizia da soli.
Provate a leggere un dibattito politico su Facebook, osserverete vari tipi di commentatori politici, per grandi linee ho tracciato i principali:
gli Ultrà, quelli che non direbbero mai che il proprio idolo politico ha sbagliato, che giustificherebbero anche il più grave illecito compiuto dallo stesso, che magari a san Valentino gli mandano pure un regalo. Come dire: la nostra faccia sotto ai piedi vostri e potete pure camminarci sopra.
I pacifisti, che con il desiderio di non essere di parte, provano a valutare tutte le informazioni raccolte e talvolta appaiono qualunquisti, sono forse più saggi, ma dopo il primo commento, vengono quasi ignorati perché la politica non ha bisogno di saggezza, ma di passione, non ha bisogno di arbitri, ma di giocatori.
Infine ci sono i commentatori-fimo, che si plagiano facilmente, si modellano all'occorrenza e, in base a quel che leggono, o che gli viene raccontato dall'ultrà più vicino, adattano il loro pensiero, generalmente facendo proprie le parole lette o ascoltate. Insomma, zero capacità critica, come la gran parte degli utenti dei social, e non solo.
Proprio oggi parlavo con un aspirante coach, una persona con delle idee che vorrebbe diffondere e far comprendere, discutevamo di quanto fossero proliferati negli ultimi anni i guru di ogni genere, e di quanto trovino facilmente adepti.
C'è un grande bisogno di "guide", politiche, spirituali, alimentari, la maggior parte delle persone desidera seguire un motivatore piuttosto che farsi forza e decidere in autonomia, così, in caso di fallimento, si sa a chi dare la colpa, e noi saremo sempre salvi, perché per salvarsi da soli, ci vuole coraggio.


sabato 21 gennaio 2017

244. OPEN DAY

Oggi sono andata all'Open Day di un liceo che potrebbe frequentare mia figlia il prossimo anno. 
Tra una folla di genitori incuriositi ed un centinaio di ragazzini intimiditi, ho visitato le grandi aule della scuola, distribuite lungo corridoi ampi e luminosi e, mentre gli altri visitatori si stringevano a gruppi accerchiando gli insegnanti, per ricavare ogni tipo di informazione, io mi estraniavo guardandomi attorno, lasciandomi assalire da una leggera malinconia. Dall'asilo fino alla terza media, ho frequentato un istituto di suore, in piena città, un convento antico con un bel cortile al centro, grandi scalinate e pavimenti sempre lucenti, una piccola cappella al primo piano ed un bel giardino sul retro. Luoghi che resteranno per sempre nella mia memoria, assieme ai profumi ed ai colori rassicuranti. 
Le superiori le ho fatte in un fabbricato orribile su due piani, con una trentina di aule ed una palestra, una palazzina spoglia e squallida. In quegli anni, quando capitava che mia madre mi portasse con sé ai colloqui con i professori delle mie sorelle, restavo affascinata dalla bellezza degli edifici, dalla storia che portavano scritta addosso.
Trovavo meravigliosi quei luoghi impreziositi dai marmi e dalle librerie di legno antico, purtroppo non sempre adeguatamente curati, e mi incantavo davanti alle vetrine con gli animali imbalsamati.
Quando oggi ho rivisto quei corridoi, quelle vetrine, e poi i laboratori di scienze, di lingue, le aule con le panche di legno distribuite a mo di gradinata universitaria, ho pensato che se io non avevo avuto tutto questo, avrebbe dovuto averlo mia figlia. Ho riflettuto sul misero grigiore dell'edificio che ospitava la mia scuola, sul ruolo che aveva avuto nella mia adolescenza quella bruttezza, e su quanto fosse ancora presente nei miei ricordi come una forzatura, un luogo avulso dalla mia persona.
Educare al bello, sin da piccoli, è necessario, lo continuo a dire, solo così si impara a non accettare tutta la disarmonia, la mostruosità a cui molti finiscono per abituarsi. Una bella casa induce al rispetto, una casa trascurata, viene ulteriormente danneggiata da chi la frequenta.
È facile pensare che sia più idonea una biblioteca per studiare piuttosto che un garage, così credo che accogliere degli studenti in un palazzo storico, dove si respira arte, dove tutto partecipa ad accrescere la conoscenza, sia il modo migliore per formare le persone.
La "buona scuola" ha ridotto i professori a mere risorse  aziendali valutabili sulla base delle ore di insegnamento, che almeno le sedi dell'impresa non siano ridotte ad opifici industriali.
In bocca al lupo a tutti gli studenti ed ai loro genitori!


domenica 15 gennaio 2017

243. QUANDO IL TROPPO STROPPIA

Questa settimana mi trovo in leggero imbarazzo, non so se assegnare il premio Pulitzer a Giusi Fasano o a Barbara D'Urso.

La prima è una giornalista del Corriere della Sera che ha pensato bene di scrivere della triste vicenda di cronaca di Pontelangorino così:
"Papà e mamma uccisi a Ferrara - Videogame, il bar, gli spinelli - I giorni vuoti di Manuel e Riccardo"
Inutile aggiungere altro, nell'articolo vecchio ed inutile, tutto il peggio del giornalismo, un'analisi sociale superficiale e molto ingenua, che finisce per apparire quasi una giustificazione per i due assassini. Effettivamente la "troppa noia", la mancanza di svaghi, portano tutti i ragazzi ad ammazzare i propri genitori, è chiaro. Certo, non è semplice parlare di argomenti così seri, non è facile analizzare le possibili cause di un gesto estremo, ma proprio per questo sarebbe meglio limitarsi alla narrazione dell'evento, provare a fornire esclusivamente gli elementi di cronaca. Se un'analisi va fatta, perché senz'altro deve essere fatta, è opportuno che la si esponga per intero, perché se è vero che la noia è dannosa per chiunque, è ancor più vero che un ragazzo che ha ancora tanto da imparare, da scoprire, non può annoiarsi perché il paese in cui vive non gli offre luoghi o manifestazioni interessanti, non può essere stanco de "le solite giornate", perché se si punta l'attenzione su questo, il carnefice appare una povera vittima. Ed è senz'altro una vittima, ma una vittima che deve essere spronata a combattere le cause del proprio malessere, con fatica, con coraggio, che non deve essere abbandonata, ma educata alla curiosità, al sacrificio, alla ricerca di uno scopo, da individuare e da realizzare con impegno. Forse mancava questo a quei ragazzi, e non solo a loro. E mancava senza dubbio la percezione della gravità del gesto che hanno compiuto, della reale entità. Perciò, prima di lanciarsi in analisi superficiali e banali, prima di assolvere gli assassini, bisogna andare più a fondo e poi non risparmiare loro una pena severa e giusta.

Su Barbara D'Urso è già stato detto di tutto di più, ed io trovo che sia davvero assurdo quanto accaduto negli studi del suo diseducativo programma. Non credo sia la prima volta che la show woman si sia espressa in maniera inopportuna, ma in genere preferisco ignorare tutto ciò che dice una donna che non gode di un briciolo della mia stima. Questa volta però mi sento in diritto, anzi in dovere di chiarire il mio dissenso. Non si può affermare che per troppo amore si arrivi a compiere gesti inconsulti, atti inammissibili. Non si può. Innanzitutto partiamo dal concetto che non esiste il "troppo amore", l'amore è amore, e basta, Ci sono poi persone che vivono il loro malessere, la propria inadeguatezza in modo rabbioso e trasformano questa rabbia in desiderio di possesso, gelosia estrema, ma l'amore con questa ossessione non c'entra niente. Se ami una persona, nel momento in cui temi di perderla, soffri, ma non ricorri alla violenza per punirla, mai. Alle donne che continuano a giustificare le reazioni rabbiose e violente dei propri uomini con il troppo amore, a quelle che chiamano passione la determinazione del proprio compagno ad assecondare il suo desiderio sessuale, sempre e comunque, vorrei dire di fermarsi un attimo a pensare. Per questi uomini non siete donne da amare, siete solo un pretesto, siete né più né meno di un oggetto, non per forza bello, un trofeo di scarso valore, non sempre meritevole di essere mostrato. Allontanate questi uomini, prima che sia troppo tardi. Concedetevi l'opportunità di scoprire le emozioni profonde e sane degli amori sussurrati.

P.S. Attenzione, so che la D'Urso non è una giornalista, come del resto è chiaro che non potrei mai essere io ad assegnare il premio Pulitzer.



lunedì 9 gennaio 2017

SOS EMERGENZA PAPÀ


Ti innamori, ti senti forte, più sicuro, quasi invincibile. Ami e ti rinnovi, rinasci. Ami e sei amato, sei carico di energia positiva, ti fondi con la persona amata, ti lasci andare. Dal crogiuolo di corpi e menti e anime nasce una nuova vita. Una bambina bellissima che inorgoglisce e commuove. Poi all'improvviso, o forse lentamente, crepa dopo crepa, il crogiuolo si indurisce, si spacca, si frantuma. E l'amore diventa odio, l'euforia diventa rabbia, la rabbia risentimento, tutto un susseguirsi di dispetti, di insulti, offese e urla. Alla fine non si capisce più cosa sia successo, come quel grande amore si sia trasformato in odio, rifiuto. Ma forse solo un grande amore può trasformarsi in grande rabbia, voglia di ferire, di lasciare il segno. E a volte il segno è troppo profondo, si perde la cognizione del male, la reazione è spropositata. Si arriva a causare il dolore più forte: privare un padre della propria figlia. Il colpo è violento, troppo duro. La stessa persona che un tempo ti ha donato amore, energia, vita, adesso ti svuota di tutto, ti ruba la parte migliore di te.
Conosco poco Mimmo, è un collega 'socialmente impegnato', se così lo si può definire, ma più di tutto è un uomo che desidera fortemente riabbracciare la sua bambina e che ce la sta mettendo davvero tutta perché ciò accada. Ha messo in pubblica piazza la sua condizione, ha chiesto aiuto a tutti. Ha dei legali che lo seguono, ma non ce la fa più ad aspettare: sono otto lunghissimi mesi che non ha notizie della sua bambina. 
Ha bisogno della collaborazione di tutti per arrivare a smuovere il Consolato italiano a Barcellona, per ora inerte.
Chiunque di voi possa aiutare Mimmo non esiti a contattarlo su Facebook. 

 https://www.facebook.com/profile.php?id=100008342084010



sabato 7 gennaio 2017

241. NAPUL È

Finite le feste, basta sentimentalismi, basta retorica, basta rimedi per far fronte alla malinconia, niente più cazzate!
Torniamo alla realtà, alle cose serie. Basta bufale! Lo dicono tutti, soprattutto i giornalisti, quelli pagati per farlo. Ops! E allora è allarme meningite, attenzione! I giornalisti, sempre loro, dicono che ci sono dei morti, (vero, purtroppo sì) tutti a vaccinarsi! Peccato che neanche il vaccino avrebbe potuto salvare le povere vittime. Qualcuno spiega cosa significa fare il vaccino per la meningite, i rischi e, soprattutto che non garantisce la copertura per ogni tipo di meningococco. Insomma, in poche settimane, l’allarme meningite si trasforma in psicosi, sempre a detta dei giornalisti. Da allarme a psicosi il passo è breve, giusto quanto un foglio A4 con un comunicato del Ministero della Salute.
OK, ma non basta per riempire le pagine di un quotidiano o un Telegiornale. E qui arriviamo noi napoletani, dove non si sa che fare, cosa dire, l’argomento salva tutti è Napoli. La mia amatissima e complicatissima città, sempre troppo usata. Come una bella donna che apre le braccia a tutti, in nome della tolleranza, della libertà, della magnanimità, donando amore e speranza anche a chi la disprezza.
E allora si parla della guerra, finora solo mediatica, tra il sindaco De Magistris e lo scrittore Saviano, dei loro scontri verbali e delle loro napoli. L’ho scritto volutamente in minuscolo, perché Napoli non è né quella descritta dal furbo Saviano, né quella pubblicizzata dal folkloristico sindaco. Napoli è tutta n’ata storia, direbbe Pino Daniele, è meraviglia, bellezza, arte, cultura, ma è anche disillusione, rabbia, frustrazione, Napoli è eccessiva nel bene e nel male, è passione. A Napoli i colori sono forti, le urla sono penetranti, i soprusi sono evidenti, la rabbia la si percepisce in ogni strada, soprattutto in quelle del centro. E se riusciamo ancora a viverci ed a sorridere è perché vogliamo che ad emergere sia la bellezza di questa terra, vogliamo che ad amarla siano in tanti, sempre di più, che questa passione sia contagiosa ed arrivi anche a quelli che l’hanno violentata. A Napoli c’è la Gomorra raccontata da Saviano, scrittore che ho apprezzato fino a che non è divenuto il replicante di se stesso, un inutile tuttologo, pieno di qualunquismi a servizio dei suoi editori. E c’è anche la città pubblicizzata dal sindaco arancione, che anche ho apprezzato in varie fasi della sua carriera di magistrato ed all’inizio del suo primo mandato, prima che la sua funzione si limitasse ad una réclame  antica. C’è bisogno di combattere la delinquenza ovunque, non solo a Napoli, c’è bisogno di far vincere la bellezza su tutto, non solo a Napoli, ma bisogna agire concretamente perché ciò avvenga. E se vi serve parlare di noi, parlatene pure, perché qui tutto è concesso, noi vi accoglieremo sempre con il sorriso di chi sa già dove volete andare a parare.

P.S. Pare che nell’ultimo dialogo tra De Magistris e Saviano, il sindaco abbia detto: <<Robe’, visto che si brav a smunta’ tutto l’entusiasmo ca teng, perché nun smonti pure NAlbero? Jamm bell ja!>>