venerdì 28 agosto 2015

170. TU COME STAI?

L'amava così tanto che non glielo disse mai. 
L'amava così tanto che ogni parola sarebbe stata sbagliata, ogni espressione inadeguata. Non se la sentiva di ridurre tutto alle solite parole d'amore, parole già dette, già dedicate.
Usare prevedibili frasi per un amore vero, concreto, di quelli che fanno solo bene. L'amava così tanto che temeva di sprecare quell'opportunità di felicità con le solite dichiarazioni impossibili.
Ogni parola avrebbe assunto un tono ridicolo, inopportuno.
Non c'era un termine adatto, capace di non sciupare quel sentimento: se solo pensava di coniugare il verbo amare con lei, quasi gli veniva da ridere. 
L'amava così tanto che gli bastava sapere che lei esistesse, che c'era, senza vincoli e catene. Non avrebbe fatto niente di già fatto, detto niente di già detto, non avrebbe amato come aveva già amato.
L'amava così tanto da non voler credere che fosse amore: perché ammettere di amarla, sarebbe stato l'inizio della fine, sarebbe stato come categorizzare un rapporto unico, senza stereotipi.
L'amava così tanto che era evidente a tutti, anche se non erano una coppia, ma se gli avessero chiesto se l'amava, avrebbe negato.
L'amava così tanto da sentire ogni suo dolore, ogni sua vibrazione, e sapeva che anche per lei era lo stesso, anche a chilometri di distanza.
L'amava così tanto che non avrebbe saputo dire da quanto, come se lei ci fosse sempre stata, come se dovesse esserci per sempre.
L'amava così tanto che sapeva non avrebbe smesso mai.
L'amava così tanto da non accorgersi che non c'era più tempo.

mercoledì 26 agosto 2015

169. ANCORA IO

Sul bagnasciuga, tempo incerto di fine agosto: qualche nuvola, un po' di vento ed il mare increspato. Resto semi sdraiata sul lettino con la mia camicia bianca, mi sento bella e serena. Osservo le poche persone in spiaggia, pronte a scattare via al primo schizzo di pioggia. Volti strizzati e infastiditi dal rumore delle onde. Io resto. Io adoro le imperfezioni. Non amo i lineamenti regolari, i paesaggi statici e le prevedibili melodie. Non amo l'omologazione. Tra un urlo di un bambino e il plat plat della stoffa degli ombrelloni, leggo FB e trovo un post carino di una mia brillante amica. Parla proprio della banalità di corpi belli e inespressivi 'sensuali come attaccapanni' dice. Un amico commenta con un pensiero di Oscar Wilde:
"Let us leave the beautiful women to men with no imagination". Ecco, volevo dire proprio questo. Le imperfezioni sono solo per intenditori, quelli che sanno leggere la bellezza di uno sguardo intelligente, di un sorriso consapevole, di un volto vissuto. Quanto sono belli certi gesti naturali, spontanei e sicuri. Che belli i pensieri di chi vive pienamente con mille prospettive, di chi ha delle idee, ha raggiunto la consapevolezza che non tutto è spiegabile, ma tutto ha un senso, che non c'è niente di più noioso della regolarità. Chi cerca di imparare da tutti, chi non giudica, ma ha sempre una sua visione dei fatti. Sono per le torte fatte in casa, per le canzoni urlate in auto assieme agli amici, sono per i vestiti semplici resi belli dagli accessori, sono per i regali fuori tempo, per gli abbracci inaspettati, per i messaggi negli orari improbabili. Sono per i capelli spettinati, per le case sempre un po' in disordine, sono per chi non segna le date e magari capita che ti chiami proprio nel giorno del tuo compleanno parlandoti di tutto, ma senza farti gli aguri. Amo le imperfezioni che rendono speciali, l'apparente disarmonia di un corpo coerente con mente e spirito. Amo le parole semplici ed anche quelle inventate, che aiutano ad esprimere concetti e sentimenti veri. Amo chi per essere speciale non ha bisogno di dire o fare cose speciali, ma ha un modo tutto suo di essere e di comunicare.
Forse è il momento di andare via dalla spiaggia, qualche ombrellone più in là, sulla mia sinistra, un uomo alto e magro mi osserva, riconosco il suo viso familiare, è un noto personaggio della TV. Penso chissà quante imperfezioni avrà notato nel mio corpo, lui, abituato a donne quasi perfette. Mi rigiro per scrivere qualche altro appunto e rispondere ai commenti su FB e sorrido: magari da lontano il capello biondo sul volto abbronzato, la camicia bianca ... Devo solo stare attenta a non accorciare le distanze ... Chissà che anche lui, essendo un creativo, come suggerisce la mia brillante amica, non trovi banale la regolarità e sia più incuriosito da una donna che alle sette della sera, sotto un cielo plumbeo, noncurante del vento, oramai rimasta quasi sola in spiaggia, si ostini a scrivere a fasi alterne su un quaderno e poi sull'iPhone. Mi volto nuovamente sulla sinistra e lui è ancora lì, attorniato da un paio di uomini e di donne sotto i cinquanta, poi lo raggiunge una bella ragazza bionda e se lo porta via. Sorrido, anzi, quasi rido, e riprendo a scrivere.


giovedì 20 agosto 2015

168. #FUORICEILSOLE

Io non lo so se sia giusto un mondo senza frontiere o sia necessario che ogni spazio, ogni territorio sia protetto e difeso dallo straniero, se il senso di appartenenza ad una nazione sia da intendere anche, viceversa, come senso di proprietà. Io non so se sia giusto abbandonare la propria terra e cercare fortuna altrove, non so quanto sia opportuno scappare da una guerra per affrontarne un'altra diversa, ma che ammazza uguale. Non so se sia più colpevole il reo o chi l'ha indotto a credere che quella fosse l'unica strada. Non so se contino più i fatti o le parole, non so se sia meglio  essere sempre presenti, ma controvoglia, o sparire e tornare ogni tanto, ma con il corpo e con la mente. Non so se sia più rispettoso adoperare parole e toni adeguati, ossequiosi, che donano una brevissima illusione, o essere sinceri e dire sempre quel che si pensa, anche a costo di ferire. Io non so se sia giusto amare incondizionatamente, fregandosene dei torti subiti, dello stato di dipendenza o se sia opportuno interrompere un rapporto nel quale disagio e insoddisfazione vengono scambiati per passione. Io non so se la psicologia abbia fatto bene a diffondere concetti come l'egoismo e l'onnipotenza, giustificando tradimenti ed abbandoni piuttosto che ricordare a ciascuno il valore della generosità e dell'altruismo senza demonizzarli. Magari sarebbe opportuno ricordare la subliminale legge del contrappasso. Dicono che la vita sia uno specchio: ti restituisce ciò che dai, i tempi sono un po' lunghi, lo specchio è distante, ma c'è. Io non so se sia meglio chiudere le discoteche e tutti i luoghi di 'perdizione' o se provare a prevenire, ad aiutare chi si sente inadeguato o predestinato all'infelicità, e poi a me piace ballare. Io non so bene come aiutare chi vorrei aiutare, so però, che se uno prova a guidare contromano in tangenziale per spaventare o ammazzare la ragazza, non è di sicuro perché la ama. L'eccessiva gelosia non è mai stata sinonimo d'amore. Per questo, ragazze mie, non crogiolatevi appresso ad un idiota geloso che magari vi ha anche messo le mani addosso, non è quello l'amore: senza rispetto, senza fiducia, senza sincerità, non c'è amore. Io non so se la vita sia giusta o se ci fa i dispetti o se siamo semplicemente tutti artefici del nostro destino, se sia meglio sorridere e fregarsene di tutto o arrabbiarsi e incazzarsi per ogni delusione, ogni sopruso. Non so se sia ammirevole chi si mostra sicuro e canta pur essendo stonato, indossa abiti succinti pur essendo in forte sovrappeso, chi millanta doti culinarie anche quando serve un uovo in camicia, oppure se sia da compatire. Credo comunque che in ogni momento, in ogni azione, a fare la differenza sia sempre l'entusiasmo, la spontaneità, la voglia di star  bene. E allora, alla fine, io non so se l'olio di palma sia più nocivo di certe persone, ma di sicuro, tra un dubbio e un'incertezza, un cucchiaino di Nutella può donare un po' di felicità tutte le volte che vuoi! 
Siate entusiasti!