sabato 30 agosto 2014

118. PARTECIPARE


Che sfacelo! Che tristezza! Questa rottamazione c'ha rottamato solo gli attributi. Voto di scambio, finte riforme, svuota carceri e deflazione. E intanto, tutti al mare, tutti a pensare all'abbronzatura, allo sport, ai gelati ed alle grigliate. E poi? E poi le trovate di Grillo e quei poveri 'incompetenti' dei cinquestelle! Sapete cosa penso ogni qualvolta sento questa espressione? Quest'atteggiamento snob nei confronti dei parlamentari penta stellati mi ricorda l'arroganza e la spocchia dei mafiosi che tendono a ridicolizzare chi crede ancora che il bene possa vincere sul male, chi ha degli ideali che non si misurano con i soldi, che non si comprano con i ricatti. Che poi anche tra i rappresentanti del movimento ci siano persone inadeguate, è naturale, che si commettano errori può succedere, ma l'importante è che ci sia buona fede. Ancora, questa estate in spiaggia, mi sono trovata a difendere i 'grillini', ancora ho dovuto ribadire che un certo tipo di 'esperienza' è paragonabile solo a certe abitudini massoniche, che le 'regole' non sono quelle del parlar bene, ma sono quelle del rispetto, della condivisione di interessi, di obiettivi, della consapevolezza che l'interesse di pochi comporta il disagio di molti. E poi fiumi di parole inutili, banali palliativi, sorrisi viscidi come vaselina, giochi d'acqua e secchiate che stordiscono e gettano tutti nel torpore di un'estate atipica. Non ci resta che il sesso e la buona cucina: popolo di grassi e perversi, di tossicodipendenti e vecchi malinconici. Uno spettacolo raccapricciante! Un'inerzia ed un disinteresse verso il prossimo che una diffusa psicologia da quattro soldi giustifica. Una sorta di anarchia che finirà col facilitare la corsa al potere del più subdolo e bieco individuo 'esperto'. Se avete tempo, leggete 'Macno' di Andrea De Carlo. O scegliete voi, leggete, acculturatevi, scoprirete che ogni frase è stata già detta, ogni azione già compiuta, ogni reazione già nota. Iniziate a pretendere il bello e a non accontentarvi di allettanti conquiste, tanto facili quanto vuote ed effimere. Iniziate a costruire un futuro, a 
lavorare per essere felici, perché partecipare è l'unico modo per possedere realmente.

giovedì 28 agosto 2014

114.1 ULTIMI GIORNI


Avete tempo fino a domenica 31 per partecipare a "MA VIR NU POC PUR 'E PULLECE TENEN 'A TOSSE" OVVERO, SECONDO CONCORSO DI POESIA PER INCOMPETENTI.

In palio un piccolo buono da spendere in libreria. Di seguito, le 7 poesie finora in gara:




La prima concorrente:

Scende la notte

Scende la notte ed i miei pensieri scivolano via, 
come il sussurrar delle lucciole al vento, come la pioggia che scende giù, 
e porta via con sé i vecchi ricordi
e ci fa pensare che tutto e' piu' bello, che tutto sia possibile, che ci fa respirare un'aria nuova.
(Laura Quagliariello)

Secondo componimento:

il sole tramonta e nel suo calare
sembra un amico che presto rivedremo.
Uccelli che svolazzano tra i rami in un festoso cinguettio . 
Il rosso del tramonto cede il passo al blu cobalto dell'imbrunire
ed ll creato ritrova la sua origine di pace;
dun tratto la quiete e la notte avvolgono la nostra anima.
I nostri pensieri percorrono veloci la nostra esistenza,
dubbi , speranze e fantasie si rincorrono in un girotondo
che rallenta sino a fermarsi.
Allora Il silenzio ci avvolge , non ha colori , non ha forma 
ma ne percepiamo l'essenza, la sua pace, il suo torpore
il suo mondo fatto di ombre e di figure eteree,
e la nostra anima scivola là dove nessuno può ingabbiarla
dove tutto diventa possibile e può esistere almeno 
il tempo che ci piace. 
( nat. Silv.)

Terza poesia in gara:

L'onda sintomatica s'infrangeva lungo la riva togliendo metri di sabbia alla costa frastagliata. Lunghe attese all'alba sancivano i momenti
Il cielo velato al mattino sembrava offuscato da una coltre di indifferenza.
Pallido il sole risaliva ma sembrava svogliato, mediocre
Fulgida la sera scopriva la luna e un cielo lastricato di stelle
Marinai veterani solevano descrivere le stelle e le costellazioni sul muretto del molo poco distante alla banchina di attracco.
Gente distratta li ascoltava fingendo di capire, assecondandoli 
(Saverio D'Orazio)

Quarta poesia:

Questa parte della verità 
Non puoi vederla, figlia mia,
Regina dei tuoi occhi vivi
Nell'accecante terra di gioventù, 
Che ogni cosa è disfatta 
Sotto i cieli noncuranti.
(Giovanni Dimarzio)

Quinta creatura:

Non per dispetto
ne' per dignita',
ti nego il petto,
la mia vollutta';
e' semplice, e' una legge di natura
si spiega presto e con molto poco:
Non resta che una grande seccatura
se vai a gettare acqua su di un fuoco. 
(cINTHYA)

Sesta poesia:

Attimi

Di quell'attimo cosa resta? 
Una foto, una cornice di quello che non c'è.
Desiderio infinito di riafferrarlo consapevole del fatto che non tornerà più.
Assaporare il suo odore, sicuro che solo quello rimarrà.
(Carmela Luzzi)

Settima opera:

Voglio vivere con serenità, 
di guai e tribolazioni ho dato già! 
Sono nata combattente 
e non mi son fermata avanti a niente, 
son caduta mille volte e altrettante son risorta. 
Nell'amore ci ho creduto..
per la vita in assoluto. 
Sono una persona forte, 
chi mi sta intorno ne conviene, 
e attutisco molto bene. 
Sono anche un pò impaziente 
e per molti insofferente, 
ma per finta non so fare e non sto lì a guardare: 
io mi butto nella mischia, 
invece c'è chi se ne infischia, 
stanno solo lì a criticare senza mai partecipare. 
Sono decisa e coraggiosa, 
quel che voglio me lo prendo, 
ma se disapprovi non mi offendo!
Col sorriso posso tutto, 
sono piena d'inventiva 
e anche molto persuasiva.
Mi puoi amare oppure odiare, 
ma in mezzo non puoi stare
.. e se ti va mi puoi votare! ahahahahhahahhhaha
(Anna Cocozza)

venerdì 22 agosto 2014

117. AMARSI UN PO'


Piccolo amore, piccolo amore, che pena quelli con un grande amore, quelli con la pistola in mano, se guardi un altro, oppure ci lasciamo ...
Verrà l'inverno e chi ci vuol male, per noi non sarà niente di speciale, e se ci lasceremo sarà per poco sai, ci rivedremo ...
Ma queste son parole che il giorno che ti ho perso, chissà che cada a pezzi l'universo, e non farei che dire e non saprei che fare di tutti i giorni che mi hai detto amore ...
Adoro questa canzone di Vecchioni, perché è l'essenza della vita. I grandi amori, le forti emozioni, gli eccessi, le forti passioni e le grandi delusioni. Sofferenze estreme e folli sfoghi sessuali. Molti credono sia raro, invece è la quotidiana storia di tutti.
Tutti amanti degli eventi e delle storie eclatanti, tutti in cerca di un po' di follia, per scoprire poi che non c'è niente di più appagante di un piccolo amore, di una "normalità" eccitante e confortante, della consapevolezza di una complicità che nessuno potrà spezzare. Nulla di più raro.
Luca e Simona si erano conosciuti, per caso, scoprendo di essere complici prima ancora di raccontarsi, prima ancora di spogliarsi da stupidi formalismi. Luca aveva un'apparente sicurezza, un atteggiamento sfrontato, provocatorio. In fondo, però,  era un uomo pieno di insicurezze, si prestava al gioco di chi gli offriva un po' di compagnia, anche se finiva per essere carnefice delle sue predatrici. Si sa, quando la preda si ribella, il gioco dei ruoli diventa spossante, doloroso, rompe gli equilibri ed innesta un desiderio di vendetta che generalmente si consuma a letto. Questo era Luca, storie di sesso, di donne che lo usavano per sfogare le proprie frustrazioni, la propria incapacità di affrontare gli ostacoli della vita, che poi gli lasciavano un gran senso di colpa, facendogli credere di essere stato lui l'attore, la causa dei loro mali. E lui così voleva sentirsi,  non stimato, odiato e desiderato, come solo ciò che nuoce si può desiderare. Simona, una come tante, voglia di essere felice, tanta ironia e un pizzico di ben celata follia. Si erano incontrati ad una cena a casa di amici comuni, e si erano subito intesi. Luca aveva commentato il discorso di un amico con sarcasmo, ma pochi avevano colto il senso delle sue parole, Simona, invece, aveva preso a ridere senza ritegno. Lui l'aveva avvicinata con aria sorniona ed aveva proseguito nei commenti, lei gli rispondeva a tono e piano piano, tra uno sguardo interessato ed una risata genuina, si erano estraniati, nella casa erano solo loro due e nessuno più. Le sagome degli altri commensali erano diventate puro arredo. Dopo poche ore si erano ritrovati uno sull'altro nel letto di Luca, in una casa troppo vuota, che aveva visto troppi passaggi inutili. Era stato tutto talmente naturale, talmente piacevole, da non sembrare importante. Si erano rivisti altre volte nei mesi successivi ed avevano preso a raccontarsi, a confidarsi, come due vecchi amici, a commentare gli eventi della vita, a chiedersi il perché di alcuni comportamenti. Ma non erano amici, Luca e Simona, erano come due parti di uno stesso corpo, di una stessa mente, un'anima sola. Mai una parola d'amore, mai un complimento, mai un regalo, ma tante risate, tanto sesso, tanti sguardi più eloquenti di banali parole, tanti abbracci più preziosi di mille regali.  Sì tanto sesso, ma non sempre prevedibile, perché era un'esperienza nuova per entrambi, non era solo confrontarsi con un corpo nuovo, prendere le misure, adattarsi, conoscere i punti del piacere, era fare l'amore con anima, corpo e testa. Era una passione controllata. Una rara, indescrivibile emozione discreta, ma vitale, ossigeno puro. E l'ossigeno, si sa, siamo abituati a respirarlo. Per questo Luca, non si sentiva completamente appagato, continuava a cercare la donna giusta, a sperimentare corpi e odori nuovi. Simona, invece, sapeva di aver capito prima di Luca ciò che stava accadendo e che lui non credeva di meritare. Una mattina gli aveva inviato un simpatico messaggio al quale aveva invano atteso una risposta. Per tre giorni Luca non si era fatto sentire e lei aveva pensato che fosse arrivato il giorno dell'addio. All'improvviso, però, Luca si era fatto vivo, andando a prenderla all'uscita dell'ufficio e baciandola come non aveva fatto mai. Avevano fatto l'amore e si erano guardati negli occhi con un'intensità tale da far sentire i brividi. Poi, come se nulla fosse, si erano salutati. Simona era decisa ad interrompere quell'amicizia, ma ogni volta che ci provava, finiva per tornare sui suoi passi, bastava che Luca la chiamasse e le facesse capire che avevano bisogno l'uno dell'altra. Simona sapeva che Luca vedeva altre donne, che ogni tanto credeva di essere innamorato di qualcuna di loro, per questo, quando una sera il suo collega Raffaele le chiese di uscire, sapendo già come sarebbe andata a finire, accettò. Purtroppo, non sapeva essere quella che non era, e si pentì subito di quella scelta. Trascorsero altre settimane, tra momenti di piacere e forti sofferenze. Poi, all'improvviso, l'ossigeno finì: Simona aveva trovato la forza di allontanarsi da Luca. Aveva sperato per giorni che lui la chiamasse, ma invano. Dopo qualche mese, mentre osservava distrattamente una vetrina, si sentì raggiungere da una voce familiare alle spalle: "A te quel vestito starebbe benissimo, ma ti preferisco senza". Simona non aveva fatto in tempo a girarsi che Luca le aveva avvolto le braccia attorno e le aveva dato un bacio sul collo. "Ho cominciato a volermi bene e ad allontanare chi mi fa stare male. Pensavo fosse normale averti accanto, eri come una mia estensione, eri parte di me. Adesso sembra che mi manchi un braccio, un pezzo di me. Torna con me Simona, torna per restare." Si strinsero in un fortissimo abbraccio e sembravano non potersi staccare più. Avevano gli occhi lucidi ed un'unica certezza: tra loro non ci sarebbero più stati addii.

lunedì 18 agosto 2014

116. DIMMI QUANTO PESI E TI DIRÒ CHI SEI


Sono in spiaggia e, come sempre, osservo tutto ciò che mi circonda, sdraio, ombrelloni, panzoni, lettini, bambini, palette e aspiranti soubrette. Corpi statuari e statue in apnea, sorrisi sgargianti e gonfiabili sofferenti, morbidi corpi di ultraquarantenni e pacche rugose di magre ultrasessantenni. Gazzelle incoscienti intorno ai vent'anni, consapevoli maliziose trentenni con naso e seno di chiara matrice chirurgica. Corpi indefiniti di latin lover in erba, muscolosi palestrati padri intorno alla crisi dei cinquanta. Secchielli e corpi abbandonati, esposti ad un sole impietoso. Adesso, dico io, come si fa a non capire da subito che un corpo asciutto, troppo aderente allo scheletro, non lascia troppo spazio alle emozioni. L'eccessiva durezza delle linee del corpo, donano una certa eleganza, ma ne mostrano al tempo stesso una freddezza ed un'aridità che è espressione di scarsa passione, scarsa generosità sessuale ed emotiva. Una sorta di anguille fiere e libere che si lasciano scivolare tutto addosso, amano solo chi le ama, e  sanno dare solo a quelli da cui hanno già ricevuto, perché sempre e comunque hanno la priorità su tutto e tutti. Altra cosa un corpo morbido, che prova a proteggersi dai dolori e dal prezzo di una passione spesso non corrisposta. I corpi che accolgono generosi le proprie e le altrui emozioni, che prodigano affetto e comprensione e trattengono in un involucro familiare e rassicurante gli odori ed i sapori di tutta una vita vissuta con intensità e forse poco coraggio. E ancora corpi sfatti ed esageratamente grossi, informi, in cui la voglia di star bene ha ceduto il posto alla rassegnazione, alla rabbia per le delusioni subite e per le ingiustizie della vita. Così si finisce per odiare anche se stessi, perché ci si ritiene complici e a volte artefici di un destino ingannatore. 
Insomma, ci sono quelli che si ritengono perfetti e puniscono chi non riconosce la loro superiorità, mostrandosi duri, asettici; ci sono quelli che puniscono se stessi nascondendosi in un'armatura seria che incute quasi timore;  e ci sono quelli che convivono con le proprie e le altrui imperfezioni, organizzano deliziosi pranzi ai quali invitano a partecipare chiunque sappia godere dei piaceri della vita e sappia riconoscere in quell'ospitalità un altruismo ed una comoda dimora.
Alla fine, un consiglio per tutti: magnatavell n'emozione!

martedì 12 agosto 2014

115. IL GREGARISMO MASSIFICANTE


Ieri è morto Robin Williams, grande attore e uomo di grande sensibilità. Come tutti i comici, come tutte le persone dotate di grande ironia, aveva dentro un altrettanto grande senso di inadeguatezza, una sofferenza che non sempre si riesce ad esorcizzare con il paradosso ed il sarcasmo. Ha cominciato la sua carriera facendo il comico nella trasmissioni americane, ha visto crescere sempre più velocemente la sua popolarità grazie alla partecipazione a telefilm di successo. La televisione, il cinema, ti danno questa sensazione di gloria, di inebriante notorietà, poi le pause, i momenti di riflessione, la consapevolezza che questa effimera celebrità può portarti in un istante dalle stelle alle stalle. 
È il rovescio della medaglia, il prezzo del successo, si sa, ma saperlo non ci frena dal desiderio di fama! 
 In questi giorni la TV annuncia la programmazione delle vecchie puntate del 'Maurizio Costanzo Show', trasmissione che ho sempre seguito con interesse ed alla quale diedi il nome di 'Circo umano', per l'idea di questo show, antesignano degli attuali talent, che lascia esibire chiunque possa provocare ilarità nel pubblico, talvolta voluta, ma molto più spesso, provocata dalla goffaggine e dall'incapacità dell'aspirante vip. David Riondino, Enzo Iacchetti, Giobbe Covatta, Valerio Mastandrea, Ricky Memphis, sono solo alcuni dei personaggi lanciati da Costanzo, in alcuni di questi casi sembra che lo show abbia quasi assolto una funzione sociale, sottraendo ad un destino quasi sicuramente infelice, dei veri talenti.  Sembrerebbe che gli attuali talent show siano quasi una regressione, piuttosto che un'evoluzione del salotto di Costanzo. In questi programmi, migliaia di anonimi ed illusi individui affamati di successo, stregati dal fascino della tivù, della notorietà e del guadagno facile, costituiscono vera e propria carne da macello per un pubblico sempre più sadico ed incontentabile. Personalità inconsistenti, veri e propri 'fenomeni da baraccone', ma anche validi professionisti senza agganci, si espongono ad un rituale, ad un ormai noto gioco al massacro. Ma forse questi nuovi dilettanti allo sbaraglio, non arriveranno a suicidarsi a 63 anni, stanchi di una vita di illusioni e delusioni, di falsità e di vana celebrità, per molti di loro, il vuoto, l'effimero, è una condizione naturale.