sabato 30 novembre 2013

72. MAVI NON MAVI

Giovedì compio 43 anni, quarantatrè splendide primavere. Splendide non perché io mi consideri tale, anzi, in questo periodo per niente, ma splendide perché ricche di vita! Ho vissuto sempre ponendomi un mucchio di domande, non ho mai dato nulla per scontato e mai nulla ho accettato passivamente. Sarà perché sono figlia di Ogino Knaus, "capitata", sarà perché sono la figlia di mezzo (vedi il post n. 23 del 4 giugno 2013), sarà perché penso, parlo e scrivo troppo, ma io non sono mai tranquilla. Da bambina mi chiamavano "cuorcontento" perché ero sempre allegra, ottimista, in realtà è tutta colpa di quest'ironia che mi accompagna, di questo modo di vedere tutto con senso critico, ma sempre con grande filosofia. Del resto sono consapevole che qui, su questa terra, siamo tutti uguali. Sì, ognuno ha la sua storia, il suo vissuto, il suo modo di affrontare la vita, d'accordo, ma tutti, dico tutti, soffriamo se qualcuno che teniamo a cuore ci ignora, o se le cose non vanno come avevamo previsto che andassero. Tutti siamo schiavi delle nostre passioni: ciò che ci affascina finisce per infastidirci, forse proprio per il potere che esercita su di noi. Nessuno di noi è libero, nessuno vuole realmente esserlo. Ci lamentiamo delle cattiverie ricevute e siamo i primi a non chiedere scusa. Ci lamentiamo di chi si lamenta sempre, comportandoci allo stesso modo. Siamo in cerca di novità, dell'originalità ad ogni costo, siamo annoiati, mentre ci basterebbe tornare un po' indietro e capire che a noi ci manca l'amore. Semplicemente dovremmo imparare ad amare. Adesso qualcuno potrà pensare che sto sbagliando, che non posso permettermi di accomunare tutti sotto un unico modo di pensare e di vivere. Non è questo che voglio fare, non sono qua per dire cosa fare, come vivere (a parte i post palesemente ironici sulle regole per vivere bene), sono qui per stimolare il vostro pensiero, per cercare di capire io stessa quale sia il modo migliore per vedere le cose. Perché, intendiamoci, le cose sono sempre le stesse, gli avvenimenti si ripetono nella vita di tutti con aspetti differenti, ma toccano tutti, siamo noi a decidere il peso che devono avere nella nostra vita, siamo noi a decidere se sono eventi prioritari o meno. Ovviamente, non mi riferisco agli eventi tragici che si presentano nella vita di alcune persone, anche se pure in questi casi sono diversi i modi di approcciarsi al dolore. Attenzione a dire che si è sfortunati o che il modo in cui si è presentato a noi un evento è ben peggiore del modo in cui si presenta ad altri, perché spesso ad essere peggiore è il nostro modo di affrontare l'evento. A Napoli si dice "facimm a chi mett a copp", ovvero, facciamo a gara a chi ha passato più guai. La vita va affrontata con la consapevolezza che scegliere comporta un'assunzione di responsabilità, non scegliere ci rende liberi da responsabilità, ma eternamente insoddisfatti. Insomma, non voglio dire che ci manca l'amore nel senso che non abbiamo accanto la persona giusta, ci manca l'amore perché non riusciamo più a concentrarci su ciò che davvero vorremmo e che ci fa stare bene. Facciamo la rivoluzione con le parole e non agiamo nel rispetto di alcun principio se non quello del tornaconto personale. Non sappiamo dare amore. In questi anni ho visto finire grandi amicizie, grandi amori, ho subito io stessa grandi delusioni, e perché? Perché per soddisfare il proprio desiderio immediato, la smania di fare sesso, di far soldi, di apparire belli, di essere considerati buoni, passiamo sopra le persone, diventiamo sleali ed egoisti. Viviamo tutti come in un grande fratello, sempre a recitare un ruolo, sempre alla ricerca di consensi, per non essere "nominati" e sentirci degli emarginati "fuori dalla casa". Dovremmo amare di più, ma amare donando, non pretendendo. Vogliamo stare bene? Non c'è niente di più terapeutico di una risata provocata, di una sorriso di gratitudine. Dovremmo pensare a quello che facciamo e non a come lo facciamo. Concentrarci su una passione senza farci distrarre da altro. E questa sono io, questa è Mavi, una donna che ama fare la madre, ma che vorrebbe sentirsi ancora un po' figlia, una sorridente quarantatrenne, che quando ride le si bagnano gli occhi, ma che quando piange lo fa con tutto il corpo, una neoblogger che racconta di sè, ma anche degli altri, che lo fa prendendo spunto dalla vita vera, ma ci mette anche un po' di fantasia, che ha ricevuto dei grandi doni, ma anche grandi batoste, una donna generosa nel corpo e nei sentimenti, che ama la vita, la compagnia delle persone vere, ma ogni tanto vorrebbe stare un po' da sola. 

domenica 24 novembre 2013

71. LO SCRIGNO

Quando vado a cena fuori mi capita spesso di fermarmi ad osservare le persone che occupano i tavoli accanto al mio, talvolta riesco anche ad ascoltarne i dialoghi. Mi bastano pochi minuti per immaginare tutto ciò che c'è dietro quelle parole, quegli sguardi, quelle espressioni. Magari mi sbaglio, ma nella mia testa ho già attribuito un ruolo a ciascuno, ho già assegnato un passato, una storia ad ogni sagoma. L'altra sera, ad esempio, mentre osservavo una coppia un po' tristarella, sorridevo nel vedere una nonna con i suoi nipoti, fantasticavo sul futuro di due amiche, sono stata bruscamente risvegliata dalla voce arrabbiata di un uomo: "Se non finisci il dolce che hai ordinato, sono guai! Poi magari lo mangiamo noi e ingrassiamo!". La frase era rivolta al bambino esile che gli sedeva accanto, avrà avuto poco più di 5 anni, ma la rabbia, era evidente, era tutta per la donna, sicuramente la moglie, che gli era seduta di fronte. La mia interpretazione questa volta era stata di sicuro corretta, visto che nello stesso istante in cui l'uomo urlava, gli occhi della donna si sono bagnati. Dopo pochi minuti lei ha trovato il coraggio di dirgli "non ti piaccio più perché sono ingrassata, vero?", e lui, impietoso, le aveva risposto "A nessun uomo piacciono le donne grasse!". Ecco, adesso avreste dovuto vederli i due ex amanti: lui non bello, in leggero sovrappeso, sguardo corrucciato e severo, lei gradevole, grandi occhi scuri, capelli castani e non so dire se dieci o venti chili di troppo, insomma, come mi piace definire le donne come lei, cicciottella. Sarà per solidarietà femminile, sarà perché anch'io sono in sovrappeso, avrei voluto dare un pugno in faccia a quel miserabile. Era evidente che lui fosse un uomo infelice, insoddisfatto, probabilmente se avesse avuto accanto una donna magra, le avrebbe trovato comunque dei difetti, le avrebbe comunque vomitato addosso il suo malessere. Qui non si tratta di avere colpe o giustificazioni, qui non stiamo parlando di una storia qualunque, qui si parla dell'incapacità dell'essere umano di guardarsi dentro, di capire quali sono i reali motivi che gli procurano questa sensazione di inadeguatezza. Quante volte abbiamo detto cose spiacevoli a qualcuno solo perché non eravamo sereni con noi stessi? Quante volte? Mentre i miei pensieri correvano veloci sui meccanismi che ci inducono ad avere comportamenti offensivi nei confronti delle persone, mi sono rigirata verso la famigliola ed ho sorpreso lei in un bellissimo sorriso rivolto al figlio. Quella donna era uno scrigno, forse un po' grosso, ma dentro aveva un mare di sorrisi, di sguardi intelligenti, di braccia generose da distribuire, forse l'uomo che le era di fronte ne aveva ricevuti già tanti da lei, e magari era stato anche in grado di apprezzarli e di ricambiarli, forse era successo qualcosa tra loro che aveva interrotto lo scambio, forse anche per questo lei era ingrassata. Chissà, so solo che la vita è strana, a volte troppo dura per certe persone. Tempo fa, parlando di una coppia di ciechi, mia figlia Bianca aveva definito il loro "vero amore" perché privo di elementi esteriori. Non lo so, le avevo detto, l'amore è anche fatto di sorrisi, di sguardi, di espressioni ... Ma credo che lei avesse ragione, non si può essere offesi perché si portano addosso dei chili di troppo. non si può. Ed il sorriso, lo ascolti anche in una voce al telefono, l'amore va oltre il colore dei capelli, la lunghezza del naso, la cellulite, l'amore è il desiderio di vedere attraverso lo scrigno, aprendolo con delicatezza ed aiutandolo a custodire con rispetto tutto ciò che contiene.

martedì 19 novembre 2013

70. RIFLESSIONI DI UNA SERA QUALUNQUE

Il guaio nostro, degli uomini e delle donne come me, è che troppo spesso lasciamo che la nostra felicità dipenda dal comportamento di qualcuno. Se non accade qualcosa che speravamo accadesse, se ci dicono qualcosa che non va, se sono poco affettuosi o addirittura irrispettosi, ci sentiamo un po' tristi, se poi a fare tutto questo è una persona speciale, è la fine, ci sentiamo abbattuti, senza forze, svuotati di ogni desiderio e aspettativa. Insomma, dovremmo imparare a capire che se riceviamo un torto, se qualcuno si comporta male nei nostri confronti, lo fa a prescindere da noi. Nessuno merita di essere trattato male, nessuno merita di essere usato come "sfogatoio". Spesso la nostra insoddisfazione ci porta ad essere poco socievoli con chi abbiamo maggiore confidenza, e l'altro dal suo canto crede di non piacerci, crede che ce l'abbiamo con lui. E' vero che siamo tutti alla ricerca dell'approvazione altrui, è vero che il consenso ci fa bene, ma è pur vero che se stiamo sempre ad ascoltare e ad osservare la reazione degli altri, non campiamo più bene, ma soprattutto non riusciamo più a distinguere cosa vogliamo realmente fare da ciò che gli altri si aspettano che facessimo. Sembra complicato, ma non lo è, basterebbe solo fermarsi un attimo a pensare. Basta rallentare, basta non consumare tutto frettolosamente e voracemente, senza fermarsi ad avvertire il gusto delle cose. Rallentiamo le nostre azioni, i nostri pensieri, iniziamo ad assaporare ogni evento, ogni gesto con più consapevolezza, amiamo noi stessi, ma amiamo anche di più gli altri e diamo tutto ciò che possiamo. Io ho un debole per la persone generose, se ho difronte una persona che non si fa problemi ad offrire, a condividere con gli altri ciò che ha, anche se è poco, so che posso contare anche sulla sua generosità d'animo, se poi è un po' in sovrappeso, mi piace ancora di più. Sono molto diffidente verso gli avari, per ovvie ragioni. Oggi volevo solo condividere con voi questo mio stato d'animo, questo eterno desiderio di affetto, di conferme, di approvazione ... ecco ho fatto outing.

sabato 16 novembre 2013

69. ALDO

Aldo è un uomo come tanti, ogni mattina saluta frettolosamente sulla porta la moglie ed i suoi due bambini e si reca in ufficio. Aldo lavora in banca, oltre alle solite rassicuranti, talvolta anche irritanti, facce dei colleghi, incontra ogni giorno centinaia di volti nuovi, ciascuno con la sua storia stampata in faccia, storia che Aldo ha imparato a leggere con sempre maggiore abilità. C'è l'uomo solo, in cerca di compagnia, che si trattiene sempre più del dovuto, che parla ad alta voce guardandosi attorno, nella speranza di coinvolgere qualcun altro nella discussione, di socializzare. C'è il professionista, amico di tutti e di nessuno, che entra, saluta i presenti come se entrasse in un ambiente familiare, agisce in maniera molto pragmatica e dispensa finti sorrisi a tutti, come di lì a poco farà nell'ufficio postale o nel suo studio. C'è il commerciante stanco, non più tanto sorridente, abbrutito dal lavoro e dalla quotidiana ricerca del modo per guadagnare di più. C'è la donna anziana che ogni giorno deve trovare un motivo per uscire ed incontrare gente, c'è la giovane donna tuttofare che è madre, moglie, lavoratrice ed anche amministratrice di casa, che cammina come un soldato e non se ne frega di niente e nessuno, va sempre di corsa e sorride poco. Dietro ognuno di loro, però, c'è una storia che Aldo ricostruisce giorno dopo giorno, incontro dopo incontro. E' un grande osservatore Aldo, pensa sempre che di tutto questo, di tutto ciò che vede potrebbe scrivere un romanzo, potrebbe raccontare una e mille storie, potrebbe descrivere aneddoti divertenti, teneri, a volte anche tristi. Una mattina qualunque, di un giorno qualunque Aldo compra un quaderno prima di entrare in banca, un quaderno nero in cui avrebbe cominciato a trascrivere tutte le immagini di vita che gli si proiettavano davanti: quelle abituali e quelle insolite. Aveva deciso di scrivere un libro e di cominciare da lì, da quattro appunti insignificanti. Appena entrato, pensa bene di sistemare il suo quaderno in uno dei vani del mobiletto nel quale si incastrava quotidianamente per svolgere il suo lavoro allo sportello, aveva salutato tutti, aveva preso un caffè e poi si era seduto, sufficientemente carico per affrontare un'altra giornata, questa volta con un'emozione in più, quella di narratore. Non gli era possibile appuntare tutto ciò che accadeva nei piccoli dettagli, aveva deciso di trascrivere giusto qualche frase, qualche parola, lo spunto per stendere poi, una volta a casa, il racconto dell'episodio nei particolari. Allora aveva cominciato a scrivere la data, poi un paio di nomi di clienti abituali, poi poche parole, quelle che gli avrebbero riportato alla mente le azioni da raccontare, da descrivere nel suo racconto da spettatore. Verso ora di pranzo, un urlo, la guardia giurata all'ingresso improvvisamente si accascia per terra, entrano due uomini con un passamontagna, un sacchetto di carta, tipo quello del pane,, dal quale estraggono una pistola, uno tiene sotto tiro i clienti, l'altro si dirige allo sportello di Aldo, gli punta la pistola contro e lo esorta a mettergli nel sacchetto tutto l'incasso, Aldo mette tutte le banconote disponibili nel sacchetto e glielo porge, mentre l'uomo in calzamaglia lo afferra con la mano sinistra, dalla pistola che tiene nella mano destra parte un colpo, dritto sul volto di Aldo. Finisce qui tutto. Il resto è inutile raccontarlo: la fuga dei bastardi, il panico della gente presente, l'arrivo della Polizia, dell'ambulanza, il telefono che squilla nella casa vuota di Aldo (moglie a lavoro e figli a scuola), il caos per la strada, la folla di curiosi e la telefonata raggelante sul cellulare della moglie di Aldo, il suo dolore quando le mostrano il cadavere del marito, lo strazio e tutto ciò che segue ... Inutile soffermarsi su queste immagini di disperazione, purtroppo le conosciamo già. Quello che succede nei giorni immediatamente successivi, è ancora più drammatico. E' ancora più assurdo! Quando i giornali cominciano a parlare dell'accaduto, quando la Magistratura inizia ad indagare. L'informazione, il male del secolo, decide tutto di tutti. Qualcuno ruba qualche notizia dai primi atti giudiziari, e si comincia a parlare di possibili rapporti di Aldo con la malavita locale, del resto perché ammazzare un semplice cassiere? Perché portare via così pochi soldi? E soprattutto, perché quel quaderno nero con pochi appunti, qualche cognome, perché? Cosa volevano dire quelle parole? Avete presente la macchina del fango di cui parla Saviano? Ecco, in pochi giorni quel semplice cassiere diventa un uomo arido e cattivo, una personaccia. Nell'incredulità dei colleghi, dei vicini, dei parenti, inizia a delinearsi l'immagine di un uomo viscido e meschino, un delinquente. Che amarezza, che delusione. Ci sono attimi in cui perfino la moglie comincia ad avere dei dubbi, ma sono solo attimi, lei lo sa, lei sa che non è vero niente. E dopo qualche mese sarà chiaro anche ai giudici che Aldo non aveva nulla a che vedere con quei delinquenti, che il grilletto era stato premuto per l'errore di un cocainomane assoldato dalla malavita organizzata, che il bottino era stato meno abbondante per quello stupido imprevisto e che quel quaderno nero era un semplice raccoglitore di emozioni. Aldo era una brava persona, un uomo come tanti, un eroe dei nostri tempi. Dopo qualche mese non si parlerà più di Aldo, ma un giorno entrerà in banca qualcuno che chiederà con aria spavalda, rivolto agli impiegati: "ma voi ve l'aspettavate che quello, Aldo, scemo scemo, era un delinquente?".

giovedì 7 novembre 2013

68. DIVERSO

Questo post è dedicato a Catia, lettrice abituale di questo blog. Oggi è il suo compleanno, ed io le voglio dire quanto la stimi e quanto abbia imparato ad apprezzarla e a volerle bene in questi ultimi due anni in cui il lavoro ci ha avvicinate. Catia è una donna intelligente, sensibile e fantasiosa, ha una grande abilità nel lavorare il fimo ed ha una disponibilità ed una generosità senza eguali. Se le chiedi aiuto, non aspetta un attimo per accontentarti, ha un animo buono. Quando la incontri per la prima volta percepisci dallo sguardo che è una donna che ha sofferto, c'è una certa diffidenza nel suo viso serio e pulito, ma quando impara a capire che di te si può fidare, sa dispensare dei sorrisi freschi e belli come quelli di una bambina. Io l'ho conosciuta circa due anni fa ed ho impiegato un po' di tempo per abbattere la sua barriera di protezione, e neanche sono riuscita per intero, ma sono a buon punto. Catia ha un figlio, un bel bambino vivace e dolcissimo, è una madre attenta e presente e proprio perché sa cosa vuol dire amare un figlio che si meraviglia quando ascolta storie di ordinaria intolleranza. Mi riferisco in particolare a famiglie nelle quali è più difficile accettare un figlio omosessuale che disonesto, a famiglie che per la forma, per 'gli occhi della gente', per i commenti di stupidi, aridi esseri, considera l'omosessualità come una disgrazia. Io ho vissuto in una famiglia tradizionale, dove la parola 'gay' suscitava ilarità, dove non si è mai parlato seriamente di questa 'diversita', ma dove si insegnava quotidianamente il rispetto per tutti e soprattutto si praticava l'amore, lo stesso che sto donando alle mie bambine, l'amore che non ha sesso, che nutre la nostra vita e ci permette di essere persone e non esseri gretti e meschini. Sapete quanto sia facile parlare bene, mostrarsi comprensivi e aperti verso tutti, fingere di essere liberi, tutte belle parole, buonismo del quale ne ho fin sopra i capelli. È difficile agire liberi dai pregiudizi e dai conformismi, siamo tutti chiusi nelle nostre poche certezze e temiamo la novità, la diversità, ciò che non conosciamo. Siamo animali abitudinari e non siamo aperti a tutto ciò che per noi è diverso dal tradizionale, da ciò che qualcuno definisce 'normale', solo perché comune alla maggioranza delle persone o degli ambienti che si è soliti frequentare. Mi piacerebbe crescere le mie figlie 'libere', sane, pronte ad accettare le novità, aperte al dialogo con chi non la pensa come loro, e non importa se ameranno un uomo o una donna, basta che sappiamo amare e che siano felici!  Lo so, sono parole, magari mio marito potrebbe svenire guardando un fomani una delle mie figlie baciarsi con un'altra donna, non lo so, so solo che la vita non ti chiede il sesso, riserva a tutti le stesse gioie, gli stessi dolori, ma alle persone ha dato cuore e cervello di varia grandezza. Ah! Dimenticavo, ma non è importante, o forse lo è, Catia ama una donna, è 'diversa', ed ha tanti amici che le vogliono bene, la sua mamma può essere orgogliosa di lei!

domenica 3 novembre 2013

67. VITA: ISTRUZIONI PER L'USO

Bello vero il titolo di questo post? Bello poter avere le istruzioni per vivere al meglio, bello che qualcuno ci dica finalmente come affrontare questo insieme di emozioni, di sorprese, di banali lavori, di utili errori e di inutili blog. Io ci provo eh, dal basso della mia esperienza poco più che quarantennale, ci provo a darvi alcune dritte ...

  1. Non rinunciare ad una fetta di pane e nutella al giorno
  2. Non dire a nessuno quando cominci una dieta
  3. A chi nota il tuo dimagrimento dopo tre mesi di sacrifici e ti chiede "come sei dimagrito/a, hai fatto una dieta?" rispondi "no, ho comprato un busto nuovo, dovresti farlo anche tu"
  4. Indossa sempre abiti sobri, mai volgari, ma sotto usa della biancheria sexy
  5. Pulisci sempre bene i denti e, dove possibile, fatti raddrizzare quelli storti
  6. Leggi la Costituzione
  7. Prima di utilizzare una frase in Latino, se non hai fatto il liceo, assicurati del significato e di come si scriva
  8. Non abusare dei puntini di sospensione, tre sono sufficienti, il resto riporta alle cornicette che riempivano i quaderni di scuola
  9. Non dire mai a nessuno che ha una faccia stanca o stressata
  10. Non dimenticare mai di dire "grazie"
  11. Non dimenticare di chiedere le cose con cortesia
  12. Non parlare sempre, impara a godere del silenzio
  13. Impara a cucinare, è un ottimo antistress
  14. Fai tante foto, ma non per pubblicarle tutte su FB
  15. Tieni un diario segreto
  16. Ama per il gusto di amare
  17. Se cominci a pensare che nessuno ti capisca, forse sei tu l'unico a non capirti, no?
  18. Non perdere occasione di dire a chi stimi quanto lo apprezzi
  19. Non perdere occasione di mandare a fanculo chi ti ha mancato di rispetto, rischi di sfogarti dopo con la persona sbagliata
  20. La domenica pranza molto tardi, riduci il rischio di depressione
  21. Telefona spesso a tua madre
  22. Quando lo fai, non dire l'ho telefonata, telefonare non è un verbo transitivo, cazzo!
  23. Non scrivere caxxo su FB, o scrivi cazzo o cavolo, "caxxo" è da papero bigotto
  24. Se qualcuno ti racconta un episodio importante della sua vita, non interromperlo per raccontare il tuo, impara ad ascoltare e concedigli il suo momento di gloria
  25. Impara a suonare uno strumento
  26. Impara a rispettare gli artisti di strada, un domani potresti trovarti al loro posto
  27. Non prestare libri a cui tieni, potresti non rivederli più
  28. Leggi tanti libri, ma non per imparare a scrivere aforismi su FB
  29. Ricorda che quando guidi la freccia non ti autorizza a muoverti alla cieca, non sei in un videogioco
  30. E ridatemi il campionato di calcio di una volta, con le partite giocate tutte in contemporanea, con la schedina di una volta e tutto il calcio minuto per minuto, se no beccatevi 'sto post :)

venerdì 1 novembre 2013

66. UOMINI

Se ascolti gli uomini sposati, dicono tutti la stessa cosa: in casa comanda mia moglie! Quando provi ad ascoltare le mogli ti dicono che non è vero, che è il marito che vuole essere comandato, che cerca chi gli organizzi la vita e gli dica cosa fare quotidianamente, che in realtà cerca una seconda mamma.
Se ti fermi ad ascoltare gli uomini delusi, ti dicono che le donne sono tutte zoccole; le donne tradite dicono che gli uomini ragionano con il pisello. 
Una cosa è certa: le donne pensano molto più degli uomini e trovano sempre mille giustificazioni ai comportamenti propri e di chi hanno difronte, sono più complesse e più fantasiose. Gli uomini, dal verso loro, sono più categorici, o è bianco o è nero, ma davanti all'offerta di un corpo femminile perdono ogni certezza.
In virtù di questa debolezza la donna delusa, che non ha una vita serena, si offre aspettando il primo acquirente e si concede fiera della propria conquista. Non sto parlando di donne fredde e calcolatrici, parlo di donne deboli, donne che si concedono al primo individuo di sesso maschile solo perché hanno bisogno di sentirsi dire belle parole e frasi fatte, inutili complimenti. Quanti profili troviamo su FB di donne apparentemente frivole, in attesa del cretino di turno? Quante volte davanti a foto provocanti di donne volgari abbiamo pensato: qui manca solo il prezzario ...
Ma gli uomini? In tutto questo, gli uomini che ruolo hanno? Devo dire che non ho mai avuto grande stima dell'universo maschile, forse perché provengo da una famiglia al femminile, tre figlie ed una mamma lavoratrice, autonoma, quasi in tutto, quasi. Spesso mi chiedo qual è la funzione dell'uomo, qual è il ruolo nella famiglia?  Aldilà della funzione sessuale, cosa resta? Mio padre è stato un padre tradizionale ed ha sempre svolto un ruolo ben preciso, quello di uomo forte, che protegge, che rassicura, il buon padre di famiglia che si pone a scudo per proteggere i figli. Ecco, questa è l'immagine che ho dell'uomo: una barriera fisica, un ruolo tutto materiale e poco spirituale. 
Mi viene da pensare che l'uomo sia un essere così fragile, così vulnerabile. Se pensate alle relazioni sentimentali, una donna che non ne può più di un uomo lo lascia anche se non ha alternative, un uomo interrompe una relazione solo se ha un'alternativa, altrimenti, vive altre storie parallele che l'aiutano a sopportare la realtà. Ovviamente è una generalizzazione e, come tale, non è corretta, o meglio, è un'osservazione che non tiene conto delle dovute eccezioni, ma è comunque un comportamento abbastanza diffuso. 
Se guardo al mio passato, alle storie vissute o ascoltate, osservate, vedo uomini burattini e donne burattinaie. Anche io ho sofferto per amore, ma più che per amore alcune volte ho sofferto per rabbia, sì, per la rabbia di non essere riuscita a mandare a quel paese qualcuno prima che scomparisse.  
Degli uomini, però, ho anche un'immagine tenera, di individui da proteggere, a cui dare sicurezza, a cui è necessario assegnare un ruolo di guida, per farli sentire importanti e rispettati ... forse però non è un'altra immagine, è sempre la stessa ... Insomma, vedo donne che si agitano, che si smontano e si ricostruiscono, che si spogliano, che per piacere si sottopongono a diecimila interventi di chirurgia estetica, ho davanti una vetrina di oggetti da ammirare e usare a piacimento e continuo a pensare che l'uomo sia il debole? Forse la donna lo è molto di più, forse è tutto molto più semplice e lineare, è la storia di sempre, i ruoli di sempre, dove c'è chi si vende e si svende e chi acquista, usa e getta via. E' più debole la donna che offre prestazioni sessuali in cambio di gratificazioni professionali o l'uomo che pur di godere di queste prestazioni si espone professionalmente e le dà ciò che chiede? Insomma, al mercato chi vince: il venditore o l'acquirente?
Ma per fortuna ci sono anche altri mercati dove uomini e donne sono uguali ed il rispetto e la complicità la fanno da padroni, dove non conta l'apparire, conta l'essere, dove non c'è virtuale, c'è solo reale, dove non si vendono persone e prestazioni, dove ci si scambia esperienze ed i ruoli si invertono di continuo, dove conoscersi è arricchirsi e non servono belle parole, solo coraggio ...